TUESDAY
Di solito quando si personifica la Morte si pensa al classico scheletro incappucciato medievale, alla Morte androgina e scacchista del Settimo Sigillo, a quella fracassona del Mondo Disco di Terry Pratchet, oppure alla ragazzina dark di Sandman… Complice Allan Poe, si richiamano alla mente immagini di corvi dalle penne nere e lustre, gufi e civette dagli occhi magnetici, falene con la testa di morto, e con l’immaginario del Nuovo Mondo entrano in gioco anche sciacalli e coyote. E’ più difficile pensare a un variopinto Ara, coloratissimo pappagallo del Sudamerica, goloso di semi e longevo animale domestico. Eppure in Tuesday, dramma sospeso tra la fantasia e la commedia, la Morte ha proprio l’aspetto di un pappagallo parlante capace di cambiare le proprie misure, rimpicciolirsi o diventare gigantesco, far morire serenamente con una carezza della sua ala.
Un pomeriggio l’uccello appare alla quindicenne Tuesday, atterra nel giardino perché la ragazza sta morendo per un male incurabile. I due si conoscono, si comprendono e Tuesday ci simpatizza solo per guadagnare tempo: è consapevole di dover lasciare la vita e vuol solo poter dire addio alla madre. La donna non accetta il lutto, ha speso le sue energie e venduto mobilia e oggetti preziosi di casa pur di pagarle le cure inutili. Cerca di evitare la figlia, fingendo di lavorare e andandosene in giro per i parchi cittadini pur di non dovere ammettere il declino inesorabile. Tornata a casa, scopre il volatile e le sue intenzioni, quindi organizza un astuto piano per fermarlo, sebbene Tuesday non sia d’accordo…
Il film sceneggiato e diretto da Daina O. Pusić gioca con il linguaggio della commedia nera più grottesca e assurda, e avvince lo spettatore, a patto che questi accetti di affrontare l’argomento luttuoso o non si aspetti un film strappacuore come se ne vedevano negli anni Settanta e a volte ancora oggi. Il soggetto ammicca a Saramago e a Le intermittenze della Morte, alla Madre di Andersen, alla sfida tra l’uomo e la Nera Signora, il tutto rivisitato in chiave moderna, trasgressiva ma non troppo perché in fondo il messaggio resta fatalista. Alla fine l’uomo deve comunque arrendersi e accettare di essere una presenza transitoria in questa dimensione, senza neppure la consolazione di una vita ultraterrena certa, a parte il ricordo dei suoi cari.
In questo senso la pellicola è almeno in parte tradizionalista: rifugge sia dalle speranze transumaniste di una Scienza che ci possa far evolvere in ibridi biomeccanici o ci possa guarire sempre e mantenere giovani e forti fino a quando lo desideriamo, sia da quelle confessionali perché Dio, se c’è, non assomiglia a qualcosa di immaginato dagli uomini.
La sensibilità nuova riguarda soprattutto il rapporto tra vita e qualità della vita, e il senso del divino reso laico dalle rivelazioni del pappagallo. La madre riesce a mettere in scacco la Morte, senza riflettere sul fatto che l’uccello è responsabile solo della dipartita, non della sofferenza che precede il trapasso. Imprigionare il pappagallo impedisce il decesso dei viventi, ma i morenti continueranno ad agonizzare su questa terra fino a quando il volatile resterà incapacitato e non potrà mettere fine al dolore con una carezza della sua ala. La morte non è solo ineluttabile, è necessaria per mantenere l’equilibrio nella realtà e violare la legge di natura conduce a conseguenze spaventose. Rimuoverla, nasconderla sotto il tappeto, non risolve il problema anzi lo peggiora perché trasforma qualcosa di naturale in un tabù. Tuesday ha capito da tempo che per lei non c’è altro futuro che la sofferenza e la costante rinuncia a quanto illumina la vita di un’adolescente: il respiro che manca e la dipendenza dalle cure di una delle tante infermiere o anche della madre, la sedia a rotelle, venire accudita come una neonata. La medicina ha fallito, e essere condannata a restare significa comunque mettere da parte quanto rende degna la vita, progettare un futuro. Resta solo un presente fatto di una realtà dolorosa dal punto di vista fisico e morale, e questo si prolunga all’infinito. Lo spettatore capisce che il problema vero è eliminare la sofferenza, non il contare i compleanni come se fossero medaglie sportive, e si fa la sua idea.
Una madre resta però una madre, anche se mente spesso alla figlia e le vende oggetti amati, non si arrende all’inevitabile e prolunga così la situazione angosciosa. Crede di fare il bene della ragazza e è impreparata al lutto avendo rimosso per troppo tempo la realtà dei fatti, dimostrandosi tanto umana quanto immatura.
Quella che poteva essere un banale lacrima movie aggiornato al linguaggio cinematografico del 2023 si riscatta in quanto sfrutta a piene mani il linguaggio del fantasy, dell’horror e anche delle commedie fantastiche degli anni Novanta. Il pappagallo ha poteri straordinari, è realizzato con animatronic ritoccati in post produzione, con un effetto quasi vintage. Nelle scene in cui appare piccolo sono stati usati pupazzi, quando invece appare a misura umana c’è l’attore che gli dà la voce in scena poi viene ridisegnato; la grafica digitale viene applicata agli oggetti con cui interagisce.
Ci sono momenti paurosi, sia nella guerra tra la madre e la Morte sia dopo che questa è stata fatta prigioniera: senza potersene andare, i moribondi vagano come zombie, uomini o animali accumunati in una muta richiesta di sollievo. Alcune sequenze sono degne di un horror a base di morti viventi, con tanto di uccellini decapitati che sbattono sulle vetrate e mucche macellate a giro per la campagna. Agli zombi umani ci siamo più o meno abituati, mentre quelli animali appaiono assai più inquietanti.
Ci sono suggerimenti che arrivano dalle commedie Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, Tesoro, mi si è allargato il ragazzino, Tesoro ci siamo ristretti anche noi e simili, perché il pappagallo ha questo potere e involontariamente lo trasferisce alla madre che lo imprigiona, insieme al potere di dispensare il trapasso.
Il cocktail è bizzarro e funziona sia perché si distacca da soggetti tradizionali, sia per l’abilità degli interpreti. Tuesday è un film che sfugge volutamente alle categorizzazioni di genere, e quindi anche ai confronti con altre pellicole dello stesso tipo. Si fa ricordare, con una vicenda originale che suscita dibattiti e fa pensare.
Gli attori in scena sono pochi, molto capaci e affiatati: la madre single (Julia Louis-Dreyfus), Tuesday (una bravissima Lola Petticrew, in parte nonostante abbia 25 anni), e su tutti Arinzé Kene, voce originale del pappagallo. E’ doppiato bene anche nella versione italiana con una voce gracchiante, paurosa e cupa nonostante a volte balbetti, ma in lingua originale ha la voce profonda e musicale dell’attore e autore britannico di origine nigeriana. Una bella voce e un animale dal becco minaccioso eppure tutto sommato piacevole danno un’immagine più ambigua della Morte, l’occhio cieco o comunque sfregiato può ricordare Hela, dea norrena della morte dotata di un volto per metà bellissimo e per metà cadaverico.
A parte il trio protagonista, c’è l’infermiera numero 8 (Leah Harvey) e pochi altri attori coinvolti in brevi comparsate, in modo da rendere l’atmosfera più claustrofobica nonostante il bel giardino fiorito o la casa alla moda o la spiaggia.
Si nota semmai qualche scelta narrativa che sminuisce in parte il buon impianto. La pellicola ha una prima parte veramente impeccabile, con dialoghi efficaci, poi c’è un crescendo con le conseguenze della scomparsa della morte. Dopo la parte sulla spiaggia la vicenda perde forza nonostante sia allora che si consuma il dramma, forse perché a quel punto la tragedia è annunciata, la sorpresa per lo strano personaggio e per i suoi poteri ormai non c’è più, i dialoghi diventano funzionali per arrivare al finale. Si prosegue anche con un’altra apparizione del pappagallo che inizia a raccontare della vita oltre la morte. Non è facile passare dal registro del dramma a quello grottesco, e sebbene l’umorismo macabro aiuti, restano sempre piccoli salti e cambiamenti nel tono che possono spiazzare. La storia poi va diluendosi in un finale che forse poteva essere evitato con la morte della ragazza sulla spiaggia, senza dare spiegazioni che vogliono spiegare tutto in modo laico e levano poesia anche alle belle sequenze del mondo contenuto nell’occhio del pappagallo, o del volo ad ali spiegate attraverso il tempo.
Nonostante queste sbavature, Tuesday resta un film interessante, che incante e commuove, e comunque fa pensare sui tanti tabù della nostra cultura.
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