WHERE THE OLD GODS SLEEP - Lovecraft

"Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano." Il video Where the Old Gods Sleep (Part 1) si apre con alcune righe del prologo del racconto Il richiamo di Chtuhlu.
Conoscere i misteri dell’Universo, nella realtà alternativa ideata dallo scrittore di Providence, è sempre pericoloso, conduce alla morte o alla follia. Nessuno sa cosa dorma nelle profondità dell’Oceano, e ignorare è spesso l’unico modo per poter arrivare alla vecchiaia in piena salute fisica e mentale.
La Entropy Production ci conduce attraverso le stanze di una ricca dimora, fino alla camera da letto dove un sognatore vive un incubo, forse un sogno o un ricordo rimosso. Ci immergiamo nel suo sguardo, la pupilla diventa un buco nero e attraversandolo ci troviamo a contemplare il volo di un misterioso corpo celeste. L’azione si sposta poi al 1908, a Londra: Lord Cavendish incarica il giovane O’Connor, il nipote di un esploratore scomparso anni prima, di collaudare la batisfera e accompagnarlo in un viaggio straordinario per esplorare le profondità abissali. Il giovanotto accetta l’incarico in quanto se non viene dimostrata la morte del parente non può ereditarne i beni, ma la spedizione nasconde tanti segreti e presto il protagonista si rende conto di non essere stato informato dei retroscena del suo compito…
Where the Old Gods Sleep (Part 1) è un cortometraggio di animazione ispirato chiaramente all’opera di Lovecraft. Non si tratta della trasposizione di un racconto edito, quanto di una narrazione originale scandita in tre atti che fa sua la poetica dei miti di Cthuhlu e la rende agli spettatori con fedeltà allo spirito dei racconti. La scelta di avere un soggetto originale è vincente, in quanto sottrae il corto a paragoni con altri film che trattano la stessa storia. Può sembrare un dettaglio da poco, in fondo al cinema ci sono continui remake, però quando si hanno dei film senza fini di lucro, quasi sempre la differenza dei soldi investiti tra produzioni diverse si vede in modo impietoso, a volte punendo chi pur avendo belle idee ha pochi mezzi per metterle in pratica. L’originalità infine stuzzica l’interesse dello spettatore, che non sa cosa attendersi.
L’atmosfera creata dal team di registi e sviluppatori rende al massimo il clima di inizio Novecento, caratterizzato da una forte competizione tra mecenati che finanziavano ricerche, invenzioni, scoperte, il tutto rivisitato con un mood sospeso tra l’orrore cosmico e lo steampunk. Incubi e visioni si alternano al clima di mistero che aleggia sulla spedizione. I dialoghi tra i membri dell’equipaggio, il nostromo Jacobi e il motorista Mills aprono squarci sul passato e sulla passata spedizione conclusasi in un fallimento, quella da cui lo zio del protagonista non è tornato. Misterioso è anche il rapporto tra il mecenate e sua figlia, accennato in varie sequenze e risolto in modo ambiguo nel teso finale.
Parte del fascino si deve anche a come il video è stato ben doppiato, e i maggiori pregi vanno ricercati nella sceneggiatura della vicenda, nella capacità di rendere a pieno il sapore dei racconti del Solitario di Providence. Si vede poco, si immagina tanto, anche grazie a una colonna sonora che spazia dalla New Age al minimalismo, al jazz sperimentale.
L’animazione è però quella che ci si può arrendere da un 3d amatoriale, un po’ legnosa e con un sapore da videogioco di inizio terzo millennio. Il film è stato realizzato con Unreal Engine 5 e con altri programmi specifici per le produzioni videoludiche. Non è mai stata usata l’intelligenza artificiale nonostante il cortometraggio sia stato rilasciato sulle piattaforme di streaming nel 2025, e ’estetica ne è profondamente influenzata. Con mezzi tecnologici ma ancora artigianali si ricerca la verosimiglianza con un design di ambienti e personaggi realistico. Qualitativamente siamo ancora distanti da una mimesi perfetta, e d’altra parte non c’è un design che astragga, che ammetta l’artificio considerandolo parte della sua bellezza come poteva avvenire nel film Disney Atlantis. Stavolta è come avere un film realizzato a cartoni animati in quanto i programmi di animazione per videogiochi sono al momento il mezzo espressivo più economico e diretto per narrare storie di genere, almeno rispetto all’avere un cast in carne ed ossa e location adatte. La scelta non è comunque sbagliata, in quanto i due anni necessari a dare vita alla vicenda si vedono tutti: la narrazione è molto curata, scorre fluida e convincente facendoci appassionare.

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

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