EGYXOS serie

In una dimensione parallela vivono gli Egyxos, entità dai poteri sovrumani; in un tempo lontano queste entità hanno camminato nel nostro universo. Hanno influenzato lo sviluppo della civiltà egizia per poi allontanarsi verso un’altra dimensione dove ancora vivono. Portano il nome degli antichi dei e ne hanno alcune caratteristiche, sono mistici guerrieri dotati di armature appariscenti e di armi magiche. Da tempo immemore sono divisi in due fazioni, una guidata dal faraone Kefer e le armate nere comandate dal perfido Exaton. I due gruppi si combattono per poter aprire un varco dimensionale con la Terra e minacciare entrambi i mondi. Leo è un ragazzino che scopre di essere l’ultimo discendente dei Faraoni e grazie a un bracciale magico lasciatogli dal nonno, può entrare nella dimensione parallela per combattere nelle schiere dorate del Faraone…
Questa è l’insolita ambientazione della serie animata Egyxos, ideata dal fumettista Francesco Artibani e prodotta da De Agostini Publishing, DeA Kids, Planeta Junior e Musicartoon. Nel 2015 è arrivata sui teleschermi in ventisei puntate da venticinque minuti ciascuna, un format abbastanza diffuso nelle produzioni rivolte a preadolescenti.
Le trasmissioni sono state accompagnate dalla distribuzione di giocattoli a tema, che oggi fanno la gioia dei vecchi fan o dei collezionisti e a suo tempo passarono rapidi nelle vetrine dei giocattolai. La serie era infatti un mezzo per poter vendere la piramide con i personaggi, il bracciale di Ra, le bustine con dentro i personaggi a sorpresa collezionabili. E fin qui niente di strano, perché abbinare una serie a giocattoli a tema era una mossa commerciale abbastanza diffusa, comune anche alle Teenage Ninja Turtles, ai Masters of the Universe, e più tardi ai Digimon e ai Pokemon.
Mentre alcune produzioni sono diventate veri e propri cult internazionali con eroi tramandati da una generazione all’altra, gli Egyxos hanno avuto minore fortuna. Forse l’intento commerciale era troppo esplicito e la realizzazione era modesta quanto ci si può attendere da un cartone animato made in Italy. Egyxos venne creato con mezzi decisamente inferiori a quelli disponibili alle controparti americane e giapponesi, ed era limitato ad una sola stagione. Inoltre mentre altri personaggi attiravano più fasce d’età, gli Egyxos si rivolgevano con schiettezza a preadolescenti, anzi, a ragazzini che fossero stati incantati a scuola dal fascino dell’Antico Egitto, in quarta elementare. Passato quel momento magico, il fascino dei Faraoni rimaneva vivo solo in una minoranza, i più passavano a nuovi eroi, con la conseguenza di rendere gli Egyxos superati.
Ogni aspetto della vicenda è ben indirizzato a quella fascia di età, un’età in cui alcuni argomenti troppo drammatici sono ancora un tabù, tuttavia c’è voglia di avventura e le vicende possono avere uno sviluppo più articolato rispetto a quanto si può raccontare in un cartone animato per bambini piccoli. In questo senso la serie mescola humor e battaglie epiche, avventura e buoni sentimenti, risultando gradevole se vista con lo sguardo di un piccolo spettatore. C’è poco per le altre fasce di età, lo spettacolo è proprio solo quello che appare, non ci sono altri livelli di lettura possibili come invece avveniva in parecchi anime ricchi di citazioni o di riferimenti letterari, di metafore o temi impegnati affrontati con seria leggerezza. Si parla di bullismo, ma più che bullismo si tratta di rivalità, e quindi il protagonista può reagire anche senza doversi consolare in un mondo parallelo.
La doppia vita di Leo può risultare interessante per i preadolescenti sia per i meccanismi di proiezione che un eroe ragazzino implica, sia per l'ambientazione che richiama davvero l'Antico Egitto. L’adulto però non trova personaggi di riferimento tali da scatenare l’empatia, o almeno un intreccio capace di attrarlo.
Il cartone animato infatti mescola tutti i più diffusi cliché del genere fantastico basato su mondi paralleli. Piuttosto stereotipate sono le avventure di Leo nel nostro mondo, con il tema dell’identità segreta che raramente fa capolino e si fa sentire meno di quanto non sarebbe logico attendersi. Leo ha dodici anni, vive con i genitori e i gemelli più piccoli Juliet e Toby. Va a scuola, adora giocare a basket e vive le sue prime cotte, le sue rivalità come un ragazzino qualsiasi. Si trasforma quando c’è necessità, interferendo in modo marginale o molto prevedibile con quanto avviene nel nostro mondo. Il passaggio tra i due mondi è chiuso e si riapre in casi eccezionali, quando Egyxos visitano la Terra del 2000 d.C. o Leo aziona il bracciale.
Anche come eroe guerriero, Leo convince solo i più piccoli: si trasforma grazie a un bracciale, come spesso avviene negli anime, non solo negli shojo per ragazzine tipo Sailor Moon e maghette varie, ma anche in cartoni come Ben 10 o live action come i Power Rangers. Quando Leo usa il bracciale di Ra la magia si scatena e lo porta direttamente nella realtà parallela. Grazie ai poteri del bracciale ha un’armatura dorata e sa usare le armi come un provetto guerriero, anche se nel nostro mondo al massimo tirava palloni nel canestro. Non c’è un vero percorso che conduce un imbranato ragazzino a diventare un eroe. Leo non impara a combattere, impara a essere controllato dal potere arcano del bracciale che aziona quando ne avverte la necessità. Questo cambio di prospettiva fa di lui un privilegiato, un predestinato che vive avventure perché così ha da essere, e si merita il potere per nascita più che per impegno e sacrificio personale. Un bambino accetta questa predestinazione, spera di essere anche lui un eletto destinato a grandi imprese da compiersi senza grandi sforzi e rischi. Un adolescente fatica a amare il protagonista, poiché questo super eroe non si è guadagnato niente con le sue forze, mai sembra rischiare davvero la vita, e vince perché così ha da essere, senza dolori, senza perdite e senza maturare davvero. Magari ci sono anche personaggi predestinati che piacciono anche a più generazioni, come I Cavalieri dello Zodiaco o anche lo stesso Harry Potter. In entrambi i casi i personaggi si sviluppano nel corso di svariate stagioni e mettono a nudo il loro carattere avventura dopo avventura, crescendo insieme allo spettatore o al lettore. Inoltre la predestinazione di Harry Potter è una condanna terribile, che ne fa una vittima immolata per il bene della comunità, una pedina sacrificabile a cui viene data ben poca scelta. Questa lezione su come un persdonaggio predestinato debba poi essere gestito manca a Leo, che si ritrova a 'crescere' poco e più per esigenze di dare un finale alle sue gesta che per vera conclusione di un percorso di vita.
La terra degli Egyxos è poi un mondo in bianco e nero, con personaggi che ripropongono gli dei più conosciuti e una rappresentazione degli ambienti ridotta a pochi edifici, a piramidi e poco altro nel deserto. La concezione religiosa antica è piegata alle esigenze narrative. Gli Dei antichi, compresi quelli degli Egizi sono divinità che non hanno niente a che vedere con le categorie di Bene e Male; nel cartone i santi numi vengono assegnati a uno o all’altro gruppo in modo sommario, per fare due squadre equilibrate come se si trattasse di organizzare un campionato di calcetto in parrocchia. D’altronde la morte in pratica non esiste e nemmeno ci sono conseguenze gravi per tutti i duelli, e il fair play è un must.
Molte ingenuità sono necessarie per poter creare un prodotto davvero rivolto ai ragazzi, di facile presa, in teoria privo di grandi rischi… tuttavia ad esse si unisce una realizzazione tecnica tutt’altro che impeccabile. L’animazione è molto semplice, contraddistinta da un tratto essenziale e immediato. Le scene di combattimento in particolare risultano legnose, e solo il montaggio rapido e la bella colonna sonora rendono quel tono epico che dovrebbe appartenere a quel tipo di storie. Tanta semplicità poteva funzionare prima dell’avvento delle produzioni giapponesi, quando le serie animate almeno in Italia erano poche e anche le animazioni modeste riuscivano a intrattenere, poiché c’era pochissima scelta. Egyxos invece era nato nel 2015, con Internet ormai a disposizione del grosso delle famiglie e una varietà di spettacoli assai ampia.
Ci sono state serie migliori, anche nella rivisitazione fantasy di epoche storiche particolarmente affascinanti; questa è solo gradevole, ed è comprensibile come sia stata dimenticata dai più.

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

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