BRIVIDI E POLVERE CON PELLEOSSA
Negli anni Novanta i cartoni animati erano un’esplosione di creatività, proponevano soggetti molto diversi tra di loro e soprattutto si rivolgevano ai ragazzi con schiettezza. La lezione della concorrenza giapponese sembrava aver dato frutti, creando un mercato per prodotti per preadolescenti godibili anche dagli adulti. Potevano anche permettersi di adattare il vecchio fumetto pulp Tales from the Crypt uscito in America negli anni Cinquanta come pubblicazione popolare rivolta agli adulti ricca di scene splatter, ironia e i germi di una critica spietata alla società dell’epoca.
La trasposizione Brividi e polvere con Pelleossa (Tales from the Cryptkeeper) è una serie televisiva a cartoni animati prodotta da Nelvana e trasmessa a partire dal 1993 fino al 1999. E’ rivolta a preadolescenti e quindi vengono eliminati i particolari più espliciti delle vecchie storie, quelli scabrosi o gore, ma lo spirito resta abbastanza fedele e così anche il tratto con cui sono disegnati i personaggi e le ambientazioni ricalca quello dell’iconica rivista. Le immagini sono coloratissime, con inquadrature che ammiccano ai fumetti di un tempo.
Si tratta di una serie antologica e di conseguenza i personaggi e le situazioni cambiano da una puntata all’altra, salvo alcuni personaggi ricorrenti. Esistono tre stagioni di tredici puntate ciascuna, giunte in Italia sui canali della Mediaset.
Tutti gli episodi sono introdotti da Pelleossa, una sorta di zombie che ricorda lo Zio Tibia dello “Zio Tibia Picture Show”, programma di culto presentato da un macabro pupazzo animato che introduceva il film dell’orrore della serata. Pelleossa è poi affiancato dalla Vecchia Strega e dal pazzo inventore Dottor Tibia, che si contendono il ruolo di narratori. Con sgangherato garbo il nostro zombie dalla pelle verde, pelato e senza denti accompagna gli spettatori senza concedersi troppo a bamboleggiamenti.
Nonostante i limiti propri di un prodotto destinato a preadolescenti, all’autocensura che le produzioni di imponevano pur di vendere la serie, il cartone animato tratta i ragazzi come se fossero grandi. Così può affrontare tanti temi importanti, come il bullismo, le devianze giovanili, la discriminazione… Il lieto fine non è sempre garantito, o c’è solo per alcuni protagonisti. Le conseguenze peggiori attendono quanti, pur messi in guardia dei pericoli, perseverano con scelte avventate o sciocche. Talvolta però finisce male anche per quanti sono solo ingenui e incauti. Il contrappasso non è mai così automatico, perlomeno non lo è quanto ci si attenderebbe da una trasmissione per ragazzi.
Gli episodi, della durata di ventidue minuti, hanno un tono narrativo che ricorda quello della serie letteraria Piccoli Brividi, spaziando dall’horror al weird e mantenendo sempre un tono ironico che bilancia la paura. Ci si spaventa, ma con il sorriso sulle labbra, e con insegnamenti morali chiari e mai troppo invasivi.
Le sceneggiature sono ben fatte, lasciano molto spazio all’immaginazione e hanno svariati jumpscares ben piazzati che compensano la necessaria assenza di splatter.
Le situazioni narrate recuperano tutti i mostri più iconici e ironizzano sugli stereotipi degli horror del passato, preparando i piccoli spettatori ad apprezzare, una volta cresciuti, le pellicole vintage della Hammer e dell’Amicus, e i b-movie che un tempo dispensavano qualche brivido nelle proiezioni estive al cinema all’aperto.
Oggi si parla tanto di inclusività, con spettacoli che presentano personaggi di minoranze e troppo spesso sottomettono i soggetti al dover obbligatamente avere rappresentanze delle tante diversità, pena aver problemi con le distribuzioni. In questa serie d’animazione il problema nemmeno si pone, non tanto perché quando venne realizzata certe esigenze non ci fossero state, quanto perché i protagonisti possono essere indifferentemente di qualsiasi etnia, le famiglie possono anche avere solo un componente oltre ai bambini protagonisti e nessuno deve spiegare dove sia l’altro coniuge. Si parla apertamente di bullismo verso i più piccoli o verso chi è diverso dagli altri, mostro, nerd o ‘non omologato’. I prepotenti, gli incauti, quanti disprezzano la Natura o credono di poter identificare i ‘veri uomini’ con esemplari di maschio Alpha animalesco, sono destinati a una brutta fine. La morale della favola c’è, e viene sviluppata attraverso la vicenda stessa, al massimo viene sottolineata dalle battute ricche di umorismo nero con cui Pelleossa si congeda a fine episodio. Spesso vengono condannate le devianze degli adolescenti pronti al furto, alle sfide più pericolose e sciocche, oppure degli adulti crudeli con gli animali e la natura.
In genere i bambini si dimostrano di larghe vedute con i mostri e le creature, guardano il mondo senza i pregiudizi degli adulti e sono pronti a fraternizzare con quanti sono diversi.
Alcuni episodi sono ricchi di poesia, di celebrazione per l’horror di una volta, come in Capolavori… di cera, con un bambino che ama le statue di cera dei mostri classici come se fossero vive e non vuole che il museo finisca nelle mani di gente che mira solo al profitto. Altre storie parodiano le fiabe tradizionali, come La Bella Addormentata rivisitata e corretta con un principe vanesio e vanaglorioso e l’aiutante occhialuto e nerd che si confrontano con una vampira.
Brividi e polvere con Pelleossa è una vera iniziazione al genere, una celebrazione dell’horror e del weird a suo modo elegiaca, e dispiace non vederla riproposta, perché è invecchiata molto bene.
Cuccussette vi ringrazia della lettura.
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