THE PHANTOM

Woody Allen in Radio Days confessa di essersi appropriato delle offerte destinate a acquistare terreni in Palestina pur di acquistare l’ambitissimo anello di The Phantom. A dar un colpo al Sionismo, è stato questo super eroe creato nel 1936 dallo sceneggiatore Lee Falk e disegnato da Ray Moore. The Phantom è stato un vero fenomeno di costume negli USA, e ovviamente molti ragazzini volevano i gadget a lui dedicati. Nonostante fossero anni di ristrettezze, con l’America che si risollevava lentamente dalla Grande Depressione, il personaggio conquistava grandi e piccini con i fumetti, la gadgetteria, i romanzi, una serie televisiva… O forse era proprio la durezza del periodo a favorire il successo di un simile eroe, capace di offrire evasione in un mondo esotico dove la giustizia alla fine trionfava sempre. Le avventure si svolgevano in terre lontane, con un invariabile lieto fine e tanta speranza di poter cambiare la situazione anche senza avere poteri straordinari. Phantom è un personaggio sui generis, il primo eroe a indossare una calzamaglia per andare a raddrizzare i torti. Non ha origini aliene, non è stato contaminato da sostanze pericolose, non ha studiato la magia, non ha artefatti mitici o origini semidivine: è un comune mortale allenato fin da piccolo, esperto acrobata, abile nel combattimento corpo a corpo, valido cavallerizzo. Sotto la tuta viola c’è il corpo di un ottimo decatleta, istruito nelle migliori scuole e privo di poteri sovrannaturali. Per lui la fama è tutto, tanto che non è immortale ma la gente crede che lo sia poiché il costume e le attrezzature vengono tramandate di generazione in generazione, come si passerebbe il comando di un’industria o un’attività commerciale ben avviata.
In Italia era noto come Uomo Mascherato e ha vissuto i suoi momenti di popolarità, senza però uscire dalla nicchia degli appassionati di fumetti oggi divenuti vintage.
L’idea di farne un film, concretizzatasi negli anni Novanta, è comprensibile se ci si rapporta con i gusti del pubblico americano. I ragazzi europei al massimo conoscono la serie a cartoni animati Phantom 2040, uscita anche essa come il film di Simon Wincer nel 1996, con le nuove avventure ambientate in un futuro non troppo lontano e un ignaro discendente dell’eroe cartaceo come protagonista. Gli anziani nostalgici rappresentavano una fetta di pubblico abbastanza ridotta, ma forse negli U.S.A. erano un numero sufficiente a far sognare un rilancio della saga. A distanza di trenta anni è ovvio che l’exploit non c’è stato, tanto che The Phantom è rimasta una sola pellicola, priva di sequel o prequel di sorta, proprio perché il gradimento è stato tiepido. Ogni tanto qualche produttore ci riprova, c’è stata nel 2009 una miniserie in due puntate ed è rimasta semi sconosciuta, ora pare che Reginald Hudlin realizzerà un nuovo adattamento, tuttavia fino ad oggi l’Uomo Mascherato non pare aver portato bene ai registi.
Il film del 1996 cerca di rilanciare il personaggio, sfruttando il revival anni 30 innescato dal fenomeno di Indiana Jones. La sceneggiatura è firmata da Jeffrey Boam, autore anche di Indiana Jones e l’ultima crociata, ci sono ambientazioni esotiche con giungle tropicali e misteriose caverne, ponti sospesi e profondi canyon, spiagge da sogno e teschi dai poteri sovrannaturali, e tanta azione. Inseguimenti, scazzottate, artefatti magici danno pepe a una vicenda molto tradizionale.
C’è l’ennesimo industriale corrotto, un megalomane e tanto violento e crudele quanto ottuso; il magnate vuole accaparrarsi alcuni teschi magici che donano il potere supremo. C’è il nostro eroe che dalle giungle del Bengalla si batte per impedire al villain di dominare il mondo, e ci sono due figure femminili che si alternano in scena per ovvie ragioni estetiche funzione e per inserire commenti umoristici.
I film con super eroi vintage purtroppo incontrano grandi ostacoli, come dimostrano i destini analoghi di Doc Savage (1975 e 2017) L'Uomo Ombra (1994) e Le avventure di Rocketeer (1991), tentativi di resuscitare super eroi degli anni Trenta o creare nuovi paladini della giustizia dal sapore vintage.
Il primo e più grande ostacolo incontrato da tutte le produzioni revival è la difficoltà di mantenersi fedeli a prodotti che rispecchiano una mentalità irrimediabilmente datata o sorpassata dai cambiamenti sociali. The Phantom sfugge solo in parte a questi ostacoli. Ci sono sovrimpressioni a contestualizzare gli eventi datandoli, e abiti, trucco e scenografie riportano il calendario agli anni Trenta e Quaranta, eppure lo spettatore fatica a identificarsi o anche solo a empatizzare con un eroe semi dimenticato che si comporta come un paladino d’altri tempi pur vivendo in mezzo alla giungla.
Le avventure ideate da Lee Falk sono soprattutto pulp, con ambientazioni esotiche, tanta azione, un pizzico di magia e un superomismo che riflette il pensiero della gente comune tra le due Guerre. Naturalmente il fumetto risente dei limiti culturali propri del periodo in cui è stato pubblicato; il superomismo non era solo quello tristemente famoso del Terzo Reich, ma era anche quello degli eroi dei fumetti americani, con superuomini che per il momento non avevano super problemi ma solo vantaggi. Nel caso di The Phantom permane un fondo di razzismo spesso interiorizzato e espresso inconsapevolmente. L’eroe è un bianco e gli aiutanti di colore sono suoi sottoposti. I ruoli femminili vengono relegati in secondo piano o comunque appaiono stereotipati, con un protagonista che incarna il maschio Alfa. Naturalmente agisce secondo valori tutti americani e impartisce lezioni di morale puritana e tradizionalista in maniera tanto esplicita da irritare il pubblico smaliziato e internazionale di oggi.
Nei fumetti degli anni Trenta e Quaranta le donne o erano sensuali avversarie o erano fidanzatine ideali, deboli e in attesa di venir salvate dall’eroe muscoloso e intelligente; nel 1996 era impossibile mettere in scena personaggi del genere. Per mantenere una certa fedeltà al fumetto, i copioni rivisitano i due personaggi femminili, affidandoli a Kristy Swanson e a Catherine Zeta-Jones. Le due donne devono sembrare toste e risolute ma poi devono anche farsi salvare, commentando gli eventi con battute sarcastiche in una narrazione volutamente sopra le righe.
La trovata geniale è il fatto che non potendo eliminare tutto quanto risulta indigesto o inaccettabile per gli spettatori del 1996, la sceneggiatura lo rende oggetto di ironia dirompente.
L’operazione revival gestita in questo modo sulla carta è una scelta intelligente; messa in pratica purtroppo funziona solo per gli spettatori più smaliziati, quelli che colgono il gioco e decidono di starci. Prima o poi si avverte che c’è qualcosa di stonato, con comportamenti poco logici date le premesse dell’epoca e del tipo di eroe. Si crea un effetto ucronico che manca del fascino visivo steampunk o dieselpunk, e rievoca il passato autocensurandosi dove opportuno. Sembra di veder sfilare certi cosplayer con costumi modificati per stare bene a chi li indossa, storpiando il design originale pur di nascondere piccole e grandi imperfezioni estetiche. I fan faticano a riconoscere i loro beniamini nei costumi goffi e si scandalizzano per gli adattamenti, i nuovi spettatori curiosi percepiscono che qualcosa non torna: nessuna di queste rivisitazioni vince premi nei contest e alcune provocano battute sgarbate.
In questo senso film come The Phantom, L’Uomo Ombra, The Rocketeer e Doc Savage sono pellicole di essai: per decodificarle bisogna andare oltre una lettura superficiale di solito riservata ai film di supereroi. Bisogna semmai seguire le orme di Umberto Eco e della La misteriosa fiamma della regina Loana, andare verso un recupero del passato immaginifico e naif dei comics di un tempo. Se si dà una lettura superficiale di The Phantom, ci si trova un eroe troppo naif per essere creduto, troppo perfetto per farsi amare, attorniato da donne che dovrebbero tenergli testa e invece cinguettano di shopping e uomini.
Di piacevole c’è il ritmo narrativo è vivace, ricco di momenti prevedibili ma orchestrati con garbo e buona tempistica, e sorretti dall’affetto verso il cinema di avventura di un tempo. Visivamente le immagini sono molto colorate, con un’estetica che ricorda da vicino il fumetto. Abiti e trucco sono un compromesso tra quanto era stato disegnato e i gusti dell’anno di uscita, quindi sono fedeli alla Storia quel tanto da far capire che gli eventi si svolgono a fine anni Trenta, ma a vedere bene ci sono dettagli che riscrivono la vita quotidiana, per tecnologia disponibile e per tempi necessari a usarla, come avviene negli spostamenti o nella diffusione delle notizie.
In America la pellicola non ebbe il successo sperato, e in Italia il film venne distribuito direttamente per l'home video, sotto il nome di The Phantom - Il ritorno dell'uomo mascherato. La scelta di bypassare le sale è in parte comprensibile, eppure non rende giustizia a una pellicola che è ben superiore alla media di quel tipo di prodotti. Alle spalle ha mezzi superiori a quelli che di solito toccano a film televisivi e b-movies. Ci sono attori famosi e la confezione è curata, a testimonianza del fatto che produttori e registi ci credessero in The Phantom o almeno ci sperassero.
Se il gioco funziona male è perché il pubblico generalista non è un’elite di cultori dei fumetti del passato, e per gli altri l’eroe è invecchiato tanto e male ma cerca di sembrar moderno, riuscendoci come certi frequentatori di balera che sgambettano tra un colpo della strega e un impellente bisogno di assecondare la vescica.

 

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

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