MOONRAKER OPERAZIONE SPAZIO

L’Agente 007, nato dalla penna di Ian Fleming nei primi anni Cinquanta, ha avuto il suo exploit negli anni Sessanta, con l’interpretazione di Sean Connery. I film erano ricchi di azione con molta violenza declinata in salsa glam, c’erano ambientazioni da sogno che lo spettatore medio poteva vedere soltanto nei documentari, lusso sfrenato e un corredo di bellissime donne. A fine anni Settanta la formula che aveva dato il successo a 007 funzionava ancora, però meno di quanto non funzionasse un tempo. La spia sembrava aver detto tutto quanto potesse esprimere e il pubblico era più esigente e smaliziato, e cercava novità. Sean Connery era visibilmente invecchiato e Roger Moore lo stava soppiantando nel ruolo con la sua versione di James Bond, più ironica e scanzonata. Anche l’umorismo più accentuato non bastava a riportare la spia sulla cresta dell’onda. I film più o meno ripetevano sempre la stessa storia con poche variazioni sul tema. Nuovi gadget tecnologici si aggiungevano a quelli vecchi ed entravano in azione per affrontare sempre meno credibili cattivissimi supercriminali, e per risolvere rapidamente buchi di sceneggiatura. Le location diventavano di anno in anno sempre meno esotiche in quanto viaggiare verso quelle mete lontane era qualcosa di meno esclusivo di un tempo. Le donne erano bellissime, come se ne vedevano in tanti altre pellicole. Nuovi generi cinematografici rapivano l’immaginario delle platee popolandolo di astronavi, battaglie con raggi laser, stazioni orbitanti… C’era stato Guerre Stellari, e Incontri ravvicinati del terzo tipo; bisognava adeguarsi, James Bond rappresentava uno spettacolo ancora esteticamente superbo, ma prevedibile e vecchio come concept.
Moonraker Operazione spazio nasce con l’intenzione di dare una svecchiata alle imprese di 007 , unendo a quanto è tipico della saga una spruzzata di fantascienza. Shuttle e armi laser almeno nelle intenzioni dei produttori potevano far tornare attuale la solita avventura con l’ennesimo scienziato megalomane che minaccia l’umanità. C’è anche un forte disincanto verso l’agente segreto così segreto che tutti conoscono per nome e cognome, che gira in smoking anche nelle giungle tropicali e che è infallibile e ha sempre l’asso nella manica grazie a bizzarre invenzioni. Occorreva rivisitare questo eroe, considerare le sue imprese anche amatorie come spacconate, parodiare con affetto tutti gli elementi più caratteristici dei film precedenti, oppure ammettere la sconfitta davanti a spie più verosimili, come l’Agente Palmer con i suoi spessi occhiali e i gliet di lana che stanno bene addosso a un nonno.
Moonraker è soprattutto una divertita parodia, che entra subito nel vivo dell’azione. C’è la solita sigla con la musica un po’ datata e le sagome di donne che scorrono su fondali, la sequenza iconica di 007 che spara, e poi troviamo Bond su un aereo, costretto a gettarsi senza paracadute e a recuperarlo in volo strappandolo al suo avversario. Arriva al quartier generale e da lì viene inviato a investigare sulle attività sospette dell’imprenditore aerospaziale Drax. Di indagine in indagine attraversa Venezia, Rio de Janeiro, la giungla amazzonica, e arriva anche a venir spedito nello spazio su uno Shuttle chiamato Moonraker. Drax vuole ripopolare la Terra con persone sane e bellissime dopo aver lanciato nell’atmosfera satelliti contenenti un gas che sterminerebbe la rimanente popolazione.
Fino a quando Bond è in visita agli stabilimenti di Drax, più o meno il registro narrativo si mantiene in linea con quello delle altre pellicole interpretate da Roger Moore. Ovvero c’è un tono un po’ più ironico di quello presente nella versione di Connery, però il personaggio mantiene le caratteristiche attribuitegli dal suo creatore e dalle precedenti trasposizioni.  A partire dal momento in cui Bond arriva a Venezia, c’è un cambio di rotta deciso, che proseguirà in un crescendo deciso fino al delirante epilogo nello spazio. La vicenda diventa una parodia con momenti di humor nero e comicità consapevolmente fracassona. Bond sfreccia per i canali su una gondola a motore, nel tragitto falcia innamorati impegnati in un bel bacio francese, disperde bare nella Laguna, sorprende ignari turisti e piccioni poiché piomba in Piazza San Marco galleggiando su un coloratissimo cuscino d’aria. In seguito affronta un Cinese vestito come un praticante di Kendo, armato di spada da allenamento di bambù invece che di una seria katana in una stanza di museo del vetro… I combattimenti di Bond non avevano mai brillato per realismo e ora sembrano sequenze di film con Bud Spencer e Terence Hill, girate con movimenti di macchina più sofisticati e montati con perizia, ma sostanzialmente risse con violenza edulcorata da farsa adatta anche ai ragazzini.
Il bello (o a seconda dei gusti il brutto) è che ogni località visitata poi da 007 presenta occasioni per trovate sempre più assurde, dalla scazzottata durante il Carnevale di Rio interrotta dai festaioli che fanno il trenino, alle evoluzioni dei motoscafi nei fiumi dell’Amazzonia, fino alle scenografie di vistosa cartapesta della base di Drax e alle sparatorie nello spazio. Proprio l’epilogo tra le stelle è il culmine della vena trash, con shuttle che solcano lo spazio e eserciti in tuta spaziale che si affrontano nei pressi di una gigantesca stazione orbitale. Da notare come nessuno da Terra si sia accorto d’aver sulla testa una simile costruzione quando oggi anche la piccola Stazione spaziale internazionale è riconoscibile nel cielo, e come da uno shuttle lungo poche decine di metri escano tanti soldati in assetto da guerra nello spazio.
Il tono parodistico domina la narrazione sotto qualsiasi punto di vista, ovunque Bond arrivi si porta a letto bellissime donne e ovviamente è irresistibile, o quasi. Le Bond Girl un po’ gli tengono testa, oppure ribaltano i ruoli usandolo come gigolò, oppure spariscono senza che l’eroe sappia più niente di loro. Se il super cattivo Drax (Michael Lonsdale) è quasi sottotono, si ride con lo Squalo (Richard Kiel) che è un gigante dai denti di acciaio, impacciato e indistruttibile. E’ protagonista di numerose gag in stile slapstick e si innamora di una forzuta nerd con le treccine sulle note di una nota melodia romantica. Il personaggio ha una probabile uscita di scena: alla fine diventa buono, salva la vita a Bond e parla alla sua amata sorseggiando champagne.
L’eugenetica di Drax crolla sotto i colpi dei laser, ma anche i superuomini come Bond o lo Squalo rimangono inermi a guardare la caduta del mondo in cui potevano davvero essere super e che ora li ridimensiona a macchiette da barzelletta.
Lo spettatore che apprezza occasionalmente i film dedicati a 007 oppure è un appassionato pronto anche a vedere i limiti del suo eroe si diverte con Moonraker e le sue spacconate, anche grazie a una miriade di citazioni di altri film, anche non spionistici, come la cavalcata della spia col poncho stile Il buono, il brutto e il cattivo con la musica dei Magnifici Sette, una porta che si apre digitando i tasti nell’ordine delle note di Incontri ravvicinati del terzo tipo… I fan però possono anche essere davvero fissati con i propri idoli, e accettare male ogni tipo di parodia.
Al momento dell’uscita fan si divisero su questo capitolo. C’erano già state rivisitazioni goliardiche di 007, con James Tont, o con Franco e Ciccio; parodie in grande stile con l’Agente Flint o lo 007 di Casinò Royale; la metariflessione di Le Magnifique e tanti altri emuli realizzati con pochi soldi e ancora più scarsa fantasia. Si trattava di opere derivative, ispirate a James Bond senza però citarlo direttamente: c’era la differenza che passa tra un abito con la griffe falsificata e una modesta imitazione, tra qualcosa di inaccettabile e quanto è la soluzione per quanti non hanno soldi da buttare in uno status symbol.
In parecchi restarono profondamente delusi da Moonraker Operazione Spazio, lo considerarono una baracconata priva di senso, un luna park messo su con effetti speciali meravigliosi e una trama inconsistente. Più probabilmente accettavano male le riflessioni disincantate sul tipo di personaggio che tanto amavano. Moonraker mette a nudo tutte le ingenuità e gli stereotipi propri di 007 e dei suoi emuli, e in questo senso non è affatto un film stupido. Anzi, rivisto a distanza di tanti anni in un certo senso è una pellicola meno datata di quanto sembri, proprio perché sotto la superficie trash fa riflettere. Nonostante gli effetti speciali spettacolari per l’epoca, la visione ricorda quella di Le Magnifique - Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo. In questo film francese Belmondo interpreta uno scrittore di spy stories seriali che decide di disfarsi della propria creatura letteraria, e lo fa scrivendone la parodia, smontandone uno ad uno tutti gli aspetti che lo rendevano vincente. Qualcosa di analogo avviene con Moonraker, ovvero è quasi una riflessione malinconica sul ruolo di 007 in un mondo più disincantato che ride dei superuomini e delle loro imprese.

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

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