CODE M -  LA SPADA DI D'ARTAGNAN

Il film Code M - La spada di D'Artagnan, diretto nel 2015 da Dennis Bots, è una produzione olandese basata su un dettaglio storico che il cinema di solito trascura: il celebre moschettiere è esistito per davvero. D’Artagnan è più di un eroe romanzesco creato da Alexandre Dumas, in quanto lo scrittore si è ispirato a Charles de Batz de Castelmore d'Artagnan, morto nel 1673 nel corso dell’assedio di Maastricht. La pellicola parte dal presupposto storico per sviluppare un intreccio che deve molto alle atmosfere e ai cliché narrativi di Enid Blyton, creatrice dei Famous Five o Banda dei Cinque. Secondo quanto Bots ci racconta, il militare promise di regalare la sua spada a un giovanissimo garzone di fattoria che lo idolatrava come modello di coraggio guerresco, una volta che la guerra fosse finita. Si ignora se D’Artagnan abbia assolto il suo impegno, o se sia caduto prima di soddisfare il desiderio del ragazzo. La sua famosa spada andò persa e per secoli è stata cercata dagli eredi del moschettiere, da gente appassionata alla sua storia e anche dai discendenti del garzone che non smise mai di pensare a quella lama. L’ultimo di questi è Ber, che ha vissuto dominato dall'ossessione di possedere il cimelio. Vecchio e malato a causa di un incidente d’auto, Ber sembrerebbe aver messo da parte la sua mania, anche perché la ricerca ha portato la discordia nella famiglia. Sua moglie è morta durante l’ennesima cerca condotta in zone mal raggiungibili dai soccorsi, la figlia lo ha abbandonato in seguito agli eventi ed è stato lasciato solo nella grande dimora nobiliare di campagna, tra debiti e decadenza. Quando per caso il vecchio viene in possesso di una parte di una mappa le speranze però si risvegliano. Spera che la giovanissima nipote Isabel possa realizzare il suo sogno, contro la volontà dei genitori, il padre succube della moglie e la donna stessa, pragmatica e poco incline a inseguire chimere. Isabel inizia la sua cerca, tra mappe sbiadite, castelli seicenteschi e sotterranei pieni di pericoli…
Che la vicenda sia rivolta a preadolescenti, lo si scopre amaramente dopo i primi cinque minuti di proiezione. La pellicola è olandese, e probabilmente è giunta in Italia come film direct to video, o come film trasmesso in televisione senza passare dalle sale. E’ piuttosto improbabile che lo spettatore nostrano abbia visto un trailer o un teaser; quasi sicuramente ha conosciuto questo titolo in modo fortuito, probabilmente assistendo a una trasmissione pomeridiana magari nel periodo natalizio. Essendo una pellicola poco famosa, è anche improbabile che lo spettatore abbia potuto osservare il poster, con l’immagine dei tre ragazzini protagonisti a chiarire ogni dubbio. Il titolo fa pensare a qualche rivisitazione dell’eroe di Dumas, o a una sorta di thriller storico sull’onda del Codice da Vinci, e la delusione può essere molto forte in quanto la vicenda inizia con sequenze di buona qualità estetica ambientate nel passato. Sarebbe logico attendersi un proseguimento con lo stesso stile e tono narrativo, magari un sequel dei romanzi apocrifo. Le gesta del moschettiere e la presenza del bambino al massimo possono suggerire un’opera in costume rivolta anche ai giovani, senza far capire che la vicenda si svolge al giorno d’oggi e il target ideale è quello della scuola elementare. Tra l’altro almeno nel nostro Paese oggi i film destinati prevalentemente ai preadolescenti sono rarissimi, i produttori preferiscono investire in soggetti destinati agli adulti e anche agli adolescenti, soprattutto se sono soggetti che prevedono costumi e scenografie di ambientazioni lontane nel tempo, costose o comunque meno abbordabili di quelle necessarie per narrare storie ambientate al giorno d’oggi. E’ uno shock quando una dissolvenza ci porta dal Seicento, alla nostra contemporaneità, dalla fotografia curata e dai toni caldi e dalla ricostruzione verosimile delle battaglie alle inquadrature da film televisivo con tanto di famigliola in viaggio su una moderna autovettura. A quel punto è ovvio che non si tratta di un sequel de I Tre Moschettieri o uno spin off dedicato a D’Artagnan, e nemmeno è una rivisitazione sulla falsariga del serial della BBC o di altre produzioni posteriori. Code M - La spada di D'Artagnan è un film per famiglie che prevede divertimento per i minori di quindici anni, e tanta noia per gli altri. In realtà ci sono numerose belle incursioni nel passato, però occupano una minima parte della durata del film e sono sempre affiancate a quanto avviene oggi. Sono le parti migliori della narrazione, sebbene solo quanti sono disposti a sopportare le parti ambientate presente sciatto lo scopriranno.
Il resto è un allegro e prevedibile collage di stereotipi del vecchio cinema per ragazzi, cuciti insieme da una sceneggiatura spigliata ma di mestiere. I personaggi sono stereotipati, seguono i soliti cliché con l’orfanella ribelle, il piccolo genio del computer, l’amico voltagabbana pronto a redimersi. Tra l’altro gli attori sono volti e nomi pressoché sconosciuti nel nostro Paese, professionisti che possono contare poco sull’affetto dei fan. Nina Wyss, Senna Borsato, Joes Brauers, Derek de Lint, Hannah van Lunteren, Lot van Lunteren, Peter Paul Muller, Hubert Damen, Leon Voorberg, Raymond Thiry, Beau Schneider si rivelano più che decorosi nella recitazione, e privi del sex appeal necessario per coinvolgere la platea adulta o anche adolescenziale. Sono figure asessuate ereditate dai vecchi live action Disney o dai telefilm della TV dei Ragazzi, che tornano sullo schermo in un’epoca che ormai li ha dimenticati e vuole altri tipi di eroi e di avversari. Gli adulti sono quasi tutti antipatici, deboli, sciocchi: familiari incapaci di prendersi le proprie responsabilità, vecchi ossessionati dal passato, vicini ricchi e prepotenti, tutti percorrono la scena in preda a ossessioni fatue. Anche il vecchio Ber pare un rievocatore alle prese con il decadimento psichico e cognitivo, che sogna di stringere una spada e magari nemmeno la sa utilizzare solo perché vuol credere a leggende tramandate in famiglia. I villain sembrano figure caricaturali, privi di vere motivazioni, e l’epilogo con un lieto fine forzato li fa apparire ancora più sciocchi.
Il presente emoziona poco, nonostante la simpatia della protagonista e dei suoi aiutanti. Al massimo le belle vedute delle dimore rurali sembrano una bella vetrina per le location storiche, per un turismo lento e responsabile in castelli oggi riconvertiti in musei o in alberghi di lusso, ma è come vedere delle belle cartoline, o un documentario per aspiranti viaggiatori.
La parte avventurosa vera e propria oscilla tra una caccia al tesoro inscenata come poteva venire inscenata anche trenta anni prima di questo film e un teen movie a basso costo. Ci sono molti degli elementi tipici della serie della Banda dei Cinque, con i ragazzi che sanno cavarsela in situazioni che metterebbero in difficoltà gran parte dei maggiorenni, con l’esplorazione di rovine mai davvero pericolose, con jumpscare così blandi da annoiare uno spettatore smaliziato. Certi schemi narrativi funzionavano cinquanta anni fa, perché allora era una novità vedere ragazzini intraprendenti armati di torce e di mappe del tesoro. Oggi la formula è sovra sfruttata, sia al cinema, sia nella letteratura giovanile che ripropone mille variazioni sul tema tra il disinteresse degli educatori e la noia di molti ragazzini.
Eppure la vicenda scorre, si fa guardare e intrattiene con garbo di altri tempi, a patto di avere aspettative adeguate. Il lieto fine che riconcilia tutti è semplicemente posticcio e svalorizza anche le belle trovate della sceneggiatura che alterna con garbo le sequenze del passato e del presente, però soddisfa i piccoli.
Il cimelio viene ovviamente ritrovato, la famiglia di Bur si riconcilia e non mette il vecchio in una RSA, il vicino prepotente si redime… e anche se un personaggio fa una brutta fine, c’è troppo zucchero in questa rievocazione di cinema rassicurante, animato da buoni sentimenti e tanta ingenuità.
A ben vedere anche considerandolo Code M come un prodotto per la gioventù, ci sono problemi. I toni da teen movie sono blandi, rischia di scontentare sia quei fruitori più grandi o più vispi che vorrebbero storie più mature, sia quelli che trovano pesante anche un soggetto del genere perché sono piccoli. E’ una di quelle pellicole che deve essere visionata in un mal prevedibile ‘momento giusto’. Bisogna possedere lo sguardo ingenuo di un ragazzino ancora digiuno di pellicole con alto budget e effetti speciali mozzafiato, o sapersi calare in quella sensibilità. Le avventure di Isabel devono illuminare quel periodo della vita in cui si possono seguire intrecci meno lineari di quelli dei cartoni animati basati su un umorismo fisico e immediato ma ancora non si è pronti per le atmosfere cupe di Harry Potter e seguaci. Visto con sguardo adulto, il film interessa solo per la biografia di D’Artagnan, oppure è un salto nella nostalgia, il rimpianto per un intrattenimento semplice che però sapeva lasciare un sorriso dopo i titoli di coda. 

 

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

Questa recensione è stata edita da questo sito. Se volete adottarla contattate su Facebook Florian Capaldi

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