LA TELA ANIMATA

All’interno della tela di un quadro iniziato e mai completato da un misterioso pittore convivono tre tipi di personaggi, i Completi interamente dipinti, gli Incompleti colorati solo in parte e gli Schizzi appena abbozzati. I Completi si credono superiori e impongono le loro leggi agli altri. Il giovane Completo Ramo ama l’Incompleta Claire, ed è un amore contrastato, perché i Completo sono l’elite che vive nel Castello guidata dal Grande Candeliere, straccia gli Schizzi e costringe gli Incompiuti a sopravvivere nel Giardino. Lo Schizzo Piuma vorrebbe riavere accanto un amico distrutto dai Completi, Ramo e Claire vorrebbero potersi amare, l’Incompleta Lola è invece animata da una curiosità senza pari. Pur di aver giustizia, i tre decidono di esplorare il quadro e andare in cerca del pittore per farsi terminare…
Il soggetto de La Tela Animata, film di animazione realizzato nel 2011 da Jean-François Laguionie ( suo il gioiellino Le stagioni di Louise, il post apocalittico Gwen,  Black Mor's Island ) sembra a prima vista l’ennesima storia sull’accettazione della diversità, sull’emancipazione delle minoranze, sull’inclusione. Sono tema di grande attualità e negli ultimi anni sono stati declinati un po’ in tutte le variazioni possibili e immaginabili, spesso con intenti pedagogici troppo espliciti. I primi dieci minuti de La Tela Animata fanno temere un ennesimo film ideologizzato, anche perché assomiglia ad un’ennesima versione di storia sentimentale con protagonisti diversi per ceto e cultura, un po’ Lilly e il Vagabondo, un po’ Aida degli alberi. La vicenda almeno inizialmente sembra proporre tutti gli stereotipi tipici delle storie che inscenano queste tematiche, salvo poi fare una bella virata e innalzarsi verso argomenti più universali ed importanti, raramente portati al cinema e ancora più raramente affrontati con un linguaggio lirico, adatto sia agli adulti sia ai bambini.
La ricerca del Demiurgo prende il sopravvento sul bisogno di giustizia sociale, e sulla storia d’amore contrastato. Siamo più dalle parti di Pirandello con i sei personaggi in cerca d’autore che nelle vicinanze di Shakespeare con Romeo e Giulietta, perché l’avventura ha connotazioni spirituali, sebbene aconfessionali. I personaggi cercano il loro creatore e a questi vogliono rivolgersi per trovare la propria compiutezza. Non basta trovare asilo in un quadro con un soggetto più solare e regole che li includano in una differente realtà, o far la rivoluzione per ribaltare quelle leggi che governano il loro piccolo mondo fatto di un castello, un giardino e un fiume che si perde in una grotta. Il viaggio spinge i nostri da una tela all’altra in cerca del creativo che ha dato vita al piccolo universo, e la narrazione abbandona progressivamente le caratteristiche da road movie per assumere le connotazioni di una quest teologica. I protagonisti si chiedono chi li abbia creati, perché sia sparito abbandonandoli, e quale sia il loro scopo all’interno del quadro.
La pellicola funziona principalmente per i temi filosofici raccontati da una fiaba in apparenza leggera, per quanto sono ben costruiti i personaggi e per il fitto dialogo tra arte pittorica e cinema d’animazione.
I protagonisti vivono la sfida di un domani incerto o la certezza di un presente inappagante, possono mettersi in gioco e rischiare anche il poco che possiedono pur di conquistarsi il diritto ad esistere. Qualcuno è pronto ed altri rinunciano, rassegnati al dover tirare avanti, al dover accettare di restare confinati nel giardino o sbirciare da lontano il dorato salone del castello. Con realismo, la casta di appartenenza è molto di più di una scelta estetica: i personaggi sono influenzati dalla suddivisione sociale, però possono sfuggire agli stereotipi che le consuetudini e le leggi impongono. La dolce e remissiva Claire resta confinata nella sua spelonca quando il suo amato parte, incapace di fuggire o a cambiare sé stessa con le sue forze. Specularmente Lola è poco interessata a completarsi secondo le aspettative degli abitanti del quadro e preferisce scoprire cose nuove nel mondo oltre la cornice. Venire dipinti pur di essere accettati è comunque un assecondare regole stabilite da altri; anche imparare a dipingersi è comunque un assoggettarsi ad esse, e Lola sa. E’ lei il personaggio più indimenticabile, vuole essere lei stessa a stabilire se vedere la spiaggia e il mare, e interloquire faccia a faccia col suo creatore la renderanno più completa del possedere qualche centimetro di tela pitturata in più.
I viaggiatori hanno un proprio arco narrativo: Remo è mosso solo dal suo sogno d’amore, Lola comprende quanto per lei l’incontro col Creatore sia più importante di qualsiasi altro obiettivo, e lo Schizzo Piuma conquista una sua dignità trascinando i resti dell’amico massacrato dai Completi nella sua bisaccia, con la fede incrollabile in una miracolosa resurrezione voluta dal Demiurgo stesso. Magenta il tamburino si aggiunge alla compagnia abbandonando un dipinto con una battaglia destinata a ripetersi continuamente. Non è un caso che Remo sia il personaggio meno sviluppato, quello che matura meno nel corso del viaggio: in fondo lui è Completo fin dall’inizio, anche nelle proprie emozioni, e ha un margine di crescita inferiore a quello dello Schizzo Piuma.
L’esito della ricerca è poi particolarmente originale, in quanto pur arrivando a conoscere il Demiurgo, questi affida agli stessi viaggiatori il compito di completarsi e aiutare gli altri rimasti nel quadro. Il Creatore è imperfetto, è imbronciato, eppure insegna a dipingere al piccolo manipolo di coraggiose creature... Il messaggio è poetico e divergente rispetto a quanto di solito accade nelle fiabe, con Fate Madrine pronte a miracolare i loro protetti, magari risolvendo i problemi al posto dei diretti interessati, o con un Eroe o Eroina che si impone grazie alla predestinazione annunciata da profezie. Ne La Tela Animata la ‘salvezza’ non cade dal cielo e si concretizza in modi diversi per ciascuno, sia come percorso, sia come obiettivi. Gran parte degli Incompleti ovviamente aspira ad assomigliare ai Completi, eppure si mette in discussione il senso stesso dell’essere Compiuti: esistono più di un modello estetico, ci sono bozzetti di rara espressività e figure complete buone solo per fare da sfondo. L’identità può essere quella costruita dalla cultura del proprio popolo, ma può anche essere qualcosa in fieri, capace di mutare continuamente e essere viva nella propria continua ridefinizione.
Questa rivelazione è solo una tra le tante riflessioni disseminate nei settantasei minuti di proiezione, alcune filosofiche e altre proprie del discorso sull’Arte e sulla pittura. La Tela Animata è un film di animazione che parla d’Arte in modo non didascalico, avvicina gli spettatori alla bellezza facendo amare il design dei personaggi e delle scene. La delicata operazione di ‘educazione alla bellezza’ avviene senza puntualizzare chi sia l’ispiratore più diretto di quelle immagini. E’ un po’ come andare a sorseggiare un ponce al celebre bar Civili di Livorno, con le sue pareti tappezzate da opere di autori dell’Ottocento e del Novecento. Magari non si riconoscono gli autori ma si coglie la bellezza delle varie opere, in modo diretto e istintivo. Il film avvicina a immagini diverse da quelle tipiche dei film di animazione, fa conoscere con immediatezza il fascino di stili provenienti da epoche e culture diverse. Lo stile visivo combina in modo originale tecniche tradizionali e tridimensionali, rotoscope e programmi di grafica digitale, il tutto appropriandosi dell’estetica tipica di grandi Maestri della Pittura, da Modigliani a Chagall, da Picasso a Gauguin, passando per tanti autori, per il fauvismo, per l’impressionismo. La tecnologia fa in modo che la tridimensionalità delle immagini mantenga le pennellate, come in un vero quadro a olio.
Il risultato è molto raffinato, è autoriale, e distante anni luce da quanto si vede nei film delle Majors statunitensi, sia come aspetto che come soggetto, per non parlare della sensibilità che è a monte delle scelte narrative e stilistiche e che si concretizza con un epilogo elegiaco che va oltre il solito ‘ristabilire la giustizia’ o ‘E vissero felici e contenti’.  Anche nella vasta produzione Orientale, pur con una platea abituata a veder usare l’animazione per raccontare qualsiasi tipo di storia, La Tela Animata sarebbe un prodotto d’essai, anomalo.  Si tratta pur sempre di un ‘cartone animato’ realizzato con sensibilità adulta e accessibile anche ai giovanissimi, purché siano curiosi e pronti ad apprezzare immagini anche molto diverse da quelle che vedono ogni giorno in tv. Peccato che capolavori come questo restino confinate all’interno di festival appositi, il mondo ne avrebbe bisogno.

 

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

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