DINOTOPIA

Immaginate un’isola persa nell’Oceano, circondata da tempeste perenni che impediscono qualsiasi contatto con il resto del mondo, satelliti e astronavi incluse. Popolate quella landa sperduta con dinosauri che si sono evoluti, tanto che alcuni di essi parlano, e umani che hanno costruito nei secoli una civiltà diversa da qualsiasi altra, in apparente armonia con i rettili e la natura. Dinotopia è questo universo parallelo, nato dalla penna e dalle splendide illustrazioni di James Gurney, illustratore scientifico e autore di una serie di libri ambientati sull’isola.
Nel 2002, complice il successo della saga di Jurassic park, il mondo di Dinotopia venne trasposto in una miniserie di tre puntate da ottantacinque minuti, diretta da Marco Brambilla.
I giovani fratellastri Karl e David Scott durante il viaggio su un piccolo aereo pilotato dal padre subiscono un incidente di volo. Precipitano nelle acque e mentre l’uomo viene inghiottito dalle acque, loro riescono a raggiungere la spiaggia di un’isola. Incontrano Cyrus Crabb. un bizzarro antiquario a caccia di tesori e quanto scoprono dalle sue parole è sconvolgente: sono approdati a Dinotopia, un’isola popolata da dinosauri, priva della tecnologia a loro familiare. Si dirigono verso la città per raccogliere informazioni preziose. Là vengono accolti con stupore, poiché ogni tanto qualcuno arriva, ma si tratta di eventi rari. Ospitati dal dinosauro bibliotecario Zippo Stegosauro, conoscono Marion, figlia del sindaco della Città delle Cascate, e esplorano la nuova realtà, da cui pare non esserci possibilità di fuga. Mentre Karl pare adattarsi con curiosità alla vita locale, David vuole solo poter tornare a casa e rifiuta l’ambiente. La vita ha piani diversi per loro, uno destinato a diventare pilota di dinosauri alati detti Skybax, l’altro costretto a lavorare nella fattoria della madre di Marion e ad accudire un uovo di dinosauro. Sboccia anche l’amore, e la vita a Dinotopia potrebbe anche non essere così terribile, ma l’energia che proviene dalla Pietre del Sole che vennero un tempo trovate nel Mondo di Sotto e che alimenta la città sta esaurendosi…
La vicenda parte da un punto di vista innovativo; non è un semplice ‘film coi dinosauri’ rivolto a tutta la famiglia, un mockbuster nato sull’onda del successo della fortunata saga di Spielberg. Sebbene i bambini possano entusiasmarsi alla vista dei bestioni, o ridere delle stramberie del tenero bibliotecario squamoso, o intenerirsi con il cucciolo, in questa storia il vero protagonista è la splendida ambientazione.
Le immagini sono da sogno e nonostante siano trascorsi ormai tanti anni dal debutto sui teleschermi, la grafica digitale trasmette a pieno la bellezza delle illustrazioni. E’ difficile stabilire quanto la trasposizione sia fedele, in quanto il libro - almeno in Italia - non è mai stato popolarissimo, vuoi perché costoso a causa delle illustrazioni e della carta e quindi mai proposto in edizione economicai, vuoi perché simile a prima vista a tanti libri sui dinosauri per bambini. In ogni caso la serie, prodotta da Regno Unito, Germania e USA , è una festa per gli occhi, anche quando tradisse spudoratamente l’Autore. 
Il world building è insolitamente curato per una produzione televisiva che, per la natura stessa del soggetto, deve ricorrere continuamente agli effetti speciali. La grafica digitale impiegata sorprende per qualità e per abbondanza, praticamente ogni fotogramma è alterato, come a inizio millennio avveniva solo per film da cinema, quelli di grande richiamo. Alcuni dinosauri risultano un po’ sfocati rispetto allo sfondo, ma l’animazione di Zippo e del cucciolo è memorabile, e figura ancora oggi, poiché ha la morbidezza di un’illustrazione di vecchio stile e la tridimensionalità necessaria a renderla espressiva.
Grazie ai prodigi della tecnica viene mostrata la civiltà dell’isola, con i suoi pregi e le sue debolezze, e una certa lentezza permette di apprezzare l’estetica insolita e le tante trovate che rendono unico quel mondo. A Dinotopia le città sono costruite in mezzo alle cascate o sui canyon, regna la pace, sembra il ritratto di un Eden perduto. Tutti sono vegani, le armi sono bandite da tempo immemore e la cultura ha un posto importante nella società. Pur essendoci ruoli sociali diversi, tutti collaborano, nessuno patisce il freddo, la fame o manca del necessario; addirittura bevendo un distillato si può vivere fino a duecentocinquanta anni. Le sequenze coccolano la vista, però lo spettacolo non risparmia una critica sociale all’utopia falsamente realizzata. Si tratta di un messaggio che forse sfugge ai piccoli spettatori ma che raggiunge l’adulto. Il prezzo della serenità della vita sull’isola è infatti la rinuncia a potersi costruire un destino con le proprie mani. I ragazzi vanno tutti a scuola, e alla fine degli studi vengono indirizzati a quella che sarà la loro occupazione definitiva, senza possibilità di scegliere il mestiere o cambiarlo qualora fosse loro sgradito, se non per espresso ordine dei superiori. Ignoriamo se, in caso di fallimento, le autorità provvedano a una nuova riassegnazione o se le persone scartate diventino emarginate, costrette a vivere della carità dei più fortunati. Del resto per gli scontenti la fuga è impossibile e quanti ci hanno provato sono morti – o così raccontano i governanti, e potrebbero mentire pur di far rimanere eventuali nuovi arrivati. E’ un popolo molto tradizionalista, la vita è scandita da molti riti civili condivisi con tutta la comunità. Non conosciamo quali religioni siano praticate, però ci sono sono molte leggende e superstizioni, come l’esistenza del Mondo di Sotto e i miti delle Pietre del Sole, sassi splendenti che forniscono l’energia necessaria per illuminare le città e azionare alcune macchine. Chiunque cerchi di indagare sulla veridicità delle storie desta sospetti e viene malvisto. A Dinotopia regna la gentilezza risoluta, quella che punisce con l’ostracismo quanti male si adeguano o anelano a una libertà che demolirebbe la sicurezza sociale. Per quanto possa sembrare un angolo di paradiso, la burocrazia regna e la democrazia è solo apparente: di fatto è un’oligarchia e la giustizia è in mano ai potenti. Non è un caso se il nome Dinotopia possa tradursi sia come se fosse inglese, ‘terra dei dinosauri’, sia come se fosse greco antico, ‘posto del terrore’.  
I personaggi sono meno stereotipati di quanto ci si potrebbe aspettare da una miniserie televisiva destinata ai giovani, proprio perché anche se sono scritti in modo piuttosto tradizionale, vengono introdotti in un’ambientazione tale da costringerli a comportamenti inusuali. Quindi in alcune situazioni interagiscono ripetendo luoghi comuni familiari allo spettatore, come il percorso tormentato da cadetto stile Top Gun, la ragazza spesso in pericolo, la sottotrama romantica, e in altre compiono scelte che vanno a smontare gli stereotipi e creano momenti carichi di meraviglia e emozione. I personaggi sono dotati di un arco narrativo che può condurli a cambiare, non sempre nel senso che lo spettatore si attende. Si comprende quindi come Karl reagisca con rabbia all’ordine di badare all’uovo; inizialmente è affascinato da quella società tanto esotica, conoscendola da vicino ne scorge i limiti, vede il fratello che considerava bolso aver successo con le ragazze, e davvero vuole scappare, salvo ricredersi. O come David, inizialmente ribelle e che invece assapora il fascino di quel mondo diventando un cavaliere di Skybax. Marion è il personaggio più debole, in un primo tempo serve come pretesto per spiegare la vita in quella terra, poi diventa una damigella troppo spesso in pericolo, e serve per una storia d’amore che niente aggiunge alla vicenda, anzi, dona momenti stile Ufficiale e gentiluomo un po’ superflui.
Naturalmente ci sono anche i ‘cattivi’, però hanno motivazioni più forti della ricerca della ricchezza e del potere che spesso muovono ii villain nelle opere dedicate ai giovani. Il sindaco della Città delle Cascate è semplicemente un burocrate che vuol mantenere il quieto vivere fino a quando è possibile. Lo scienziato è un uomo inasprito dall’essere stato costretto a vivere in quel mondo dove le sue doti sono poco apprezzate, è stato azzoppato da dinosauri, probabilmente costretto a una vita da ladro in quanto forse in quella società c’è poco posto per quanti si ribellano ai ruoli che vengono imposti.
Alcuni snodi narrativi sono un po’ di forzati, si affrettano a far accadere determinati eventi, annullano le distanze tra luoghi e abbreviano o allungano i tempi di percorrenza. Ad esempio inizialmente i ragazzi salgono sul bus, un dinosauro adibito al trasporto pubblico, e impiegano diverse ore per arrivare alla città, in seguito i personaggi si spostano più rapidamente, come non si sa, pur di essere nel posto giusto al momento giusto. Della sorte del padre, meglio tacere, perché è un colpo di scena superfluo, che inzucchera l’epilogo, e lo rende ingenuo. La sceneggiatura di mestiere insomma ha delle pecche e riesce a funzionare soprattutto grazie all’ambientazione spettacolare che compensa i buchi di trama e le illogicità.
Gli eventi narrati potevano essere compressi in due puntate, perdendo però gran parte delle sequenze dedicate alla descrizione di usi e costumi di Dinotopia. Tagliarle sarebbe stata una mossa sbagliata, in quanto il massimo pregio è proprio lo spendere tempo per raccontarci come è la scuola, come ci si addestra per volare su dinosauri alati, quali lingue parlano e scrivono i Dinotopiani, cosa mangiano o bevono.. in questa ottica, la scelta di eliminare dettagli troppo violenti o espliciti non è una rinuncia, quanto un atto di coraggiosa coerenza con il tono del racconto.
Il punto debole è semmai l’interpretazione degli attori adolescenti, Tyron Leitso era un volto sconosciuto e tale è rimasto, Wentworth Miller ha avuto una carriera modesta, come anche Hannah Yelland. Funzionano gli adulti, in particolare David Thewlis che giganteggia su un cast poco brillante.
In definitiva Dinotopia è uno spettacolo avvincente, con ingenuità ma anche con momenti di stupore e poesia che si rinnovano ad ogni successiva visione.

 

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

La recensione è stata edita su questo sito nel 2025. Vuoi adottarla? Contattami su Facebook, sono Florian Capaldi !

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