ALI BABA E I 40 LADRONI

La fiaba di Alì babà e i quaranta ladroni fa parte della serie di racconti de Le mille e una notte, ed è stata resa famosa in Occidente attraverso traduzioni del testo originale, e più spesso attraverso riduzioni per ragazzi o trasposizioni con altri media. La fiaba persiana è arrivata sullo schermo in tantissime versioni, di volta in volta privilegiando gli elementi avventurosi, o quelli umoristici, o dando spazio alle atmosfere di un fantasy fiabesco diverso da quello di origine nordica.
La trasposizione del 2007, Alì Babà e i 40 ladroni  - Ali Baba et les 40 voleurs (titolo originale), diretta da Pierre Aknine e prodotta dalla TF1, in collaborazione con GMT Productuon e Rai Fiction è una miniserie televisiva italo-francese, in due puntate, che attualizza gli eventi e li rivisita in chiave comica, senza però arrivare ad essere una parodia.
C’è una collocazione pseudo storica: le disavventure del povero taglialegna Alì avvengono ai tempi di Carlo Magno, e avvengono a Baghdad e dintorni. L’aver scelto quel periodo e quel luogo permette di rappresentare l’Islam nel suo splendore, e consente di ampliare la vicenda introducendo un villain d’eccezione, il gran Visir Ya-Ya (Hammou Graïa) con l'amante e maga Zubaya (Farida Rahouadj) e il figlio Malik (Thomas Trabacchi), capo di una banda di trentanove predoni. Il Visir intende far scoppiare un incidente diplomatico tra Carlo Magno e il Califfo Rachid Pacha, assalendo la carovana di ambasciatori che viaggia portando una croce tempestata di pietre preziose. L’assalto riesce in parte, in quanto il monaco Serafino (Ken Duken) riesce a scappare, anche se nello scontro muore il mago Al Miradjan che si incarna in un’aquila e sua figlia Morgiana (Leïla Bekhti) viene fatta schiava. I ladroni poi si imbattono in Alì, (Gérard Jugnot), un povero taglialegna che assiste all’apertura della magica caverna, impara la formula e cerca di cambiare il destino della sua famiglia…
La fiaba tradizionale si arricchisce di personaggi nuovi che danno colore alla vicenda, e di situazioni che la rendono meno prevedibile in quanto l’intreccio noto si prolunga in un’avventura fantasy dal prevedibile ma non del tutto contato lieto fine. In questo modo gli sceneggiatori riescono a estendere la narrazione per due puntate di novanta minuti ciascuna, e a dare nuova vita a una storia ben nota. Il racconto originale coprirebbe a malapena uno dei due episodi, poiché morti i ladroni si arriverebbe ai titoli di coda, Alì diventa padrone della caverna e dei suoi tesori, e la schiava sposa il figlio di Alì come ricompensa per aver scoperto i ladroni e averli uccisi, titoli di coda.
La sceneggiatura invece allunga il piacere del narrare, proprio come è nello spirito delle Mille e una Notte. Le aggiunte inventate da Michel Delgado e Claude-Michel Rome creano un pastiche, però rispettano lo spirito dell’opera.
Più che mantenere esattamente quanto è previsto dal testo, vengono selezionati gli elementi iconici del mondo fantasy arabeggiante, con il tappeto volante, le magie della strega e della figlia del mago, le trasformazioni ottenute con pozioni, la lampada con un Djinn…
La stessa cornice entro cui sono racchiusi i fatti rispecchia la struttura a scatole cinesi delle mille e una Notte: è l’anziano Alì che mentre viaggia verso la Caverna magica con la nipotina Kenza (Fiorella Campanella) ripete la sua storia straordinaria, condendola con le sue spacconate o con particolari comici boccacceschi o violenti o macabri che oggi considereremmo inadatti a una bambina. E’ pure vero che un tempo i tabù erano diversi da quelli che oggi ci imponiamo, e i bambini venivano poco a poco a far parte del mondo adulto, accompagnati da genitori e parenti che si occupavano di loro e gradualmente li preparavano ad affrontare la vita adulta. Oggi però siamo abituati a prodotti molto categorizzati per tipo di età e di spettatore, quindi è più difficile imbattersi in opere ambigue: sono semmai i genitori a permettere ai figli di saltare le tappe, abbandonando presto programmi chiaramente indirizzati ai piccini.
Falsamente questa fiction pare una fiaba esotica destinata anche ai giovanissimi, un innocuo prodotto televisivo per famiglie da serate natalizie. Ci sono infatti riferimenti espliciti alla vita coniugale e sessuale: dai predoni che non possono violentare le schiave perché se vergini costano di più, all’ afrodisiaco che fa sudare il povero Serafino come un toro e non come un bue, ai problemi di un anziano davanti alle richieste delle mogli, alle spose del Sultano che si dilettano con gli eunuchi e che probabilmente sono tante solo per rappresentare concretamente il potere economico del marito non più giovane e ruspante.
L’umorismo grassoccio ci sta bene, perché mette in luce l’umanità del povero Alì e del mondo che lo attornia. Il taglialegna sa di non essere più un giovanotto, è un uomo di mezza età che nella vita è sempre stato modesto, e forse nemmeno da giovane era aitante, tantomeno era coraggioso o fortunato. Cerca di portare a casa la pelle, può apparire egoista, spesso è succube della moglie Yasmina (Michéle Bernier) e di quella del fratello, vorrebbe un futuro migliore per il figlio Sliman (Marc Ruchmann) e gli combina il matrimonio con una donna brutta, tanto ricca quanto poco interessante. Valuta gli effetti del suo matrimonio, fatto per amore e non combinato, e vede suo fratello Cassim (Giorgio Lopez), commerciante di stoffe molto ricco e avarissimo tanto rifiutargli il prestito necessario alle nozze.
Alcune scelte narrative sono introdotte per sviluppare personaggi di facile presa su una platea generalista, abituata a un pizzico di romanticismo che altrimenti sarebbe restato fuori scena. Ovviamente ci sono attori giovani e prestanti, capaci di soddisfare l’occhio, ma il vero mattatore è Alì, con il suo calore umano e la sua capacità di cambiare il mondo anche senza essere un leader o un valoroso guerriero.
Gérard Jugnot è il vero mattatore, scatenato, irriverente, a suo agio nei panni di Alì Babà, e gli altri attori pure sembrano bene affiatati.
Le scene di azione non mancano, e divertono proprio per l’umorismo, altrimenti sarebbero di routine, decorose e dimenticabili come possono esserlo tante sequenze di telefilm. Fedeli allo spirito di una rilettura ironica, sono coreografate prendendo spunto dai vecchi film in costume di ambientazione mediorientale, e dalle indimenticate pellicole con Bud Spencer e Terence Hill. L’effetto spesso non è realistico, però ben si addice a quello che in fondo potrebbe essere solo il racconto fracassone di un nonno che vuoldivertire la sua nipotina durante un viaggio.
C’è un bel montaggio ritmato e una sceneggiatura che, pur prendendosi i tempi adatti ad una proiezione televisiva interrotta da spot pubblicitari, risulta molto scorrevole.
Per essere un prodotto televisivo, la ricostruzione di ambienti e costumi è più che adeguata, mentre il punto debole sono gli effetti speciali, invecchiati male e sottotono anche ai tempi della prima trasmissione. Purtroppo in quegli anni o trucchi aggiunti in fase di postproduzione erano costosi, e i risultati spesso non erano all’altezza. Le produzioni che non potevano permettersi effetti speciali realizzati da professionisti affermati si trovavano ad avere prodigi molto naif, decisamente rozzi, peggiori di soluzioni più tradizionali. E’ il caso, in questa miniserie, del tappeto volante chiaramente appiccicato al fondale, dell’apertura e chiusura della caverna, del genio stesso… c’è da dire che i ritocchi indecorosi sono limitati a poche situazioni, quelle espressamente rese necessarie dal soggetto, e non ci sono sfoggi inopportuni.
Memorabile invece il doppiaggio, con un divertito Leo Gullotta a dar voce al protagonista e un cast vocale formato da professionisti.
Alì Babà e i 40 ladroni è una delle rare produzioni televisive create perle serate delle feste natalizie, capace di coinvolgere spettatori di ogni età senza troppi compromessi. Riesce a tenere incollati allo schermo per tre ore grandi e piccini, e a distanza di anni può divertire ancora, con intelligenza. grazie alla comicità fracassona e alla grande magia che è il piacere di narrare.

 

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

La recensione è stata edita su questo sito nel 2025. Vuoi adottarla? Contattami su Facebook, sono Florian Capaldi !

LEGGO ALTRA TELEVISIONE

HOME