SANDOKAN la serie animata 3 stagioni

Sandokan, il popolare eroe nato dalla penna di Emilio Salgari, torna periodicamente in televisione. A distanza di oltre cento anni dalla sua prima pubblicazione, la Tigre della Malesia funziona bene perché è un personaggio puro, eroico, contrapposto all’invasore britannico e a nemici locali spesso alle dipendenze della Corona. E’ bello, esotico e raffinato, audace e fedele all’amore idealizzato con Marianna. Per queste sue caratteristiche, è stato protagonista di svariati sceneggiati, alcuni scomparsi e affidati alla memoria dei telespettatori più anziani, altri assai popolari. Nel 1998 la saga del pirata malese era arrivata però a un punto morto: dopo il teleromanzo del 1976 fortunatissimo, c’era stato un film modesto, e nel 1996 una nuova miniserie che aveva convinto poco. Era il momento di riproporre l’eroe con un mezzo diverso, e con un target di pubblico differente. L’animazione sembrava il linguaggio ideale per riavvicinare i giovani al personaggio, un tempo amatissimo.
Marco Pagot diresse Sandokan - La tigre della Malesia, una serie animata in ventisei episodi di circa venti minuti ciascuno, ispirata liberamente al Ciclo Malese. Lo stesso format ebbero i seguiti Sandokan - La tigre ruggisce ancora del 2001 e Sandokan - Le due tigri del 2008 diretti da Giuseppe Laganà. Nonostante il cambio nella direzione, venne mantenuto lo stesso character design per tutti i personaggi, e la musica di Guido e Maurizio De Angelis (i celebri Oliver Onions) che usarono una versione abbreviata di quella dello sceneggiato Sandokan del 1976.
L'animazione fu realizzata dallo studio sudcoreano Hahn Shin Corporation; la scelta probabilmente è stata influenzata dai costi più abbordabili della manodopera in quel Paese. Non ci sono virtuosismi degni dei migliori anime giapponesi, si vede che è un tratto semplice, da produzione seriale, però funziona. Per fortuna non hanno ceduto alle lusinghe dell’allora nascente 3d, tecnica oggi perfezionata ma che allora poteva rivelarsi deludente, soprattutto se affidata a team di animazione digitale economici.
Ci sono sfondi elaborati e un buon montaggio dà movimento alle numerose scene d’azione, sfruttando modi di narrare propri del cinema d’azione con interpreti in carne e ossa.
Parecchie sono le variazioni rispetto ai romanzi: Sandokan è un giovane e vive a Singapore insieme al suo tutore Macassar. In punto di morte il vecchio rivela al nostro eroe le sue origini. Sandokan è il figlio del Raja del Kiltar, sopravvissuto al massacro della sua famiglia avvenuto a opera di mercenari Dayaki. Sandokan si mette in viaggio per chiedere al governatore James Brooke notizie sugli eventi, senza sapere che proprio l’inglese è coinvolto nei fatti. Durante il viaggio conosce Yanez, un giovane portoghese donnaiolo che vive barando ai dadi e ha un amuleto che predice il futuro, e Kammamuri, un ragazzino indiano, che si uniscono a lui. Purtroppo Brooke è responsabile della tragedia e a Sandokan per combatterlo non resta che darsi alla pirateria, rifugiandosi nell’isola di Mompracem insieme a altri pirati e sognando Marianna, la bellissima nipote di Brooke..
Per avvicinare le avventure esotiche ai giovani, tutti i personaggi vengono ringiovaniti, in modo da aumentare il coinvolgimento dei ragazzi. Sandokan è un giovanotto e cosi Yanez de Gomera, Marianna è una ragazzina, Kammamuri addirittura un bambino.
Non si tratta però di un prequel dello sceneggiato si Sollima quanto di una nuova narrazione che riscrive in parte i personaggi, e che obbliga a una visione consecutiva. La vicenda si dipana nel corso della stagione, gli eventi si susseguono su una chiara linea temporale e la formula del ‘mostro della settimana’ tanto amata nei cartoni per bambini è praticamente scartata del tutto. Questa scelta narrativa scoraggia i più piccoli in quanto faticano a seguire gli eventi che si susseguono con un ritmo cinematografico, con tanti colpi di scena e qualche cliffhanger ben azzeccato. Ci sono alcune trovate che strizzano l’occhio ai bambini, come la presenza della tigre Dharma o del camaleonte Paco, però sono espedienti che lasciano un po’ il tempo che trovano, nel senso che sono una pausa comica impiegata con misura, oppure vengono sfruttati come elementi della narrazione che resta troppo ricca di eventi e personaggi per appassionare davvero un piccolo.
Il linguaggio espressivo segue i modelli del cinema di avventura, con un ottimo ritmo e un doppiaggio molto curato, degno di un film da sala.
Anche i personaggi sono tratteggiati con cura e la loro evoluzione caratteriale, che avviene gradualmente e prosegue per tutto l’arco narrativo, appare ben descritta. In un certo senso il Sandokan animato ha un percorso più elaborato dell’eroe nei libri. Il Sandokan di Salgari è già ‘tutto’: tutto eroe, tutto bello, tutto maschio, una creatura già compiuta, senza dubbi o incertezze a turbare il suo essere Alfa. Questo giovane Sandokan invece a volte sbaglia, è dotato di forza e astuzia e bellezza ma non assomiglia costantemente ad un super eroe, e pure Yanez ha le sue debolezze: è un baro superstizioso e donnaiolo.
Trattandosi di un prodotto nato per ragazzi, il sesso rimane fuori scena benché qualche battuta in taverna o nell’harem, adescamenti per distrarre le guardie e altri piccoli dettagli lasciano immaginare postriboli nei porti, orge nelle corti, rapporti ambigui tra i sacerdoti di Kali e gli adepti. Anche la violenza è edulcorata. O piuttosto viene rappresentata ma le sue conseguenze rimangono fuori scena, affidate all’immaginazione dello spettatore tra un cambio di sequenza e l’altro. Sandokan è un principe guerriero che sceglie di ribellarsi alla Corona britannica, quindi deve abbordare, combattere con il suo parang, ci sono sparatorie, affondamenti e sacrifici a Kali o a altre divinità, magie e incantesimi. Sarebbe impossibile narrare le avventure di Sandokan eliminando questi elementi, così vanno in scena e il montaggio fa appena intravedere i nemici abbattuti, in modo da far capire chiaramente cosa è successo e non mostrare sangue o scene troppo esplicite.
Con estrema delicatezza vengono affrontati tanti temi altrimenti male avvicinabili, dal padre di famiglia plagiato dal sogno di potere della dea Kalì che abbandona gli affetti per diventare un Thug, alla giovane Ada rapita e plagiata dal sacerdote della dea per essere trasformata in sacerdotessa, alla famiglia allargata costituita dai pirati, al disagio di Kammamuri considerato da tutti ancora un bambino e perciò escluso dalle avventure. Il colonialismo è poi rappresentato in tutta la sua brutalità, con gli Inglesi che si appropriano con la forza delle ricchezze dei vari popoli che sottomettono, o che dominano attraverso raja corrotti.
La serie riesce quindi a rivolgersi ai ragazzi senza scontentare troppo eventuali spettatori adulti che desiderano riabbracciare il lor eroe.
Le attualizzazioni e le invenzioni sono scritte con intelligenza, in quanto recuperano il personaggio e lo adattano, mantenendo però intatto lo spirito dei libri, il senso di meraviglia, l’esotismo. In questo senso anche i fan di Salgari e non hanno pregiudizi, possono apprezzare la serie.

 

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

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