RESISTANZ

A prima vista, il cortometraggio Resistanz sembra uno dei tanti reportage di guerra: fotografia virata in toni cupi, ritmi lenti, recitazione affidata alla voce fuori campo che parla una lingua sconosciuta, e ai sottotitoli che la traducono. È stato diretto dal giovanissimo film-maker Maxi Dejoie nel 2006, e risente poco del tempo trascorso. Inizia come molti documentari: un guerrigliero racconta la propria drammatica esperienza di vita. Un popolo ostile ha invaso la sua patria, penetrandovi prima con gli inganni della diplomazia, poi con l’esercito. Lui ha perso la famiglia in un raid aereo, da allora si è unito a militari irregolari, ed è l’ultimo sopravvissuto del suo gruppo. Ha ben poco in cui sperare, continua la sua lotta sospinto solo dall’amore per la propria terra. Finirà sconfitto, in un crematorio…

Fin qui, niente di nuovo sotto il sole: i canali televisivi specializzati in servizi di attualità propongono spesso storie del genere; le biblioteche scolastiche traboccano di volumi sulla Resistenza, e c’è un mercato di film dedicati alla Seconda Guerra Mondiale, all’Olocausto, ai partigiani. Opere educative, sospese tra fiction e documentario, a volte artistiche e coinvolgenti, più spesso realizzate con mestiere, e diffuse in occasione di ricorrenze.

Il cortometraggio potrebbe assomigliare a una delle tante pellicole del genere, ma ogni analogia si ferma a due terzi della narrazione. Scopriamo solo allora che Resistanz è un film di fantascienza, e il protagonista è un alieno: ne vediamo il sangue verde fluorescente. Ignoriamo quale sia il vero aspetto della creatura: è coperta da capo a piedi da una tuta mimetica che ne cela le fattezze, e indossa una maschera antigas. Ancora più scioccante è l’aspetto dei crudeli invasori: uno è nero, un altro è pallido… ed entrambi sono fieri rappresentanti dell’armata degli Stati Uniti della Terra, venuta a conquistare nuovi mondi!

Il colpo di scena forse non è dei più originali; analoghi cambi di punto di vista sono tipici della fantascienza classica, di Ray Bradbury e di Isaac Asimov per esempio. Come hanno dimostrato a suo tempo molti episodi di Ai confini della realtà, le improvvise rivelazioni funzionano, soprattutto nelle narrazioni brevi. Nel caso specifico, la scelta di far indossare maschera e tuta al protagonista ben si motiva: si evitano trucchi rozzi, si nasconde la razza della creatura e l’immaginazione dello spettatore può lavorare per darle un volto. L’interpretazione è affidata a un monologo recitato fuori campo. La lentezza del montaggio, la lingua incomprensibile parlata dal protagonista, i sottotitoli fanno parte del repertorio del cinema d’indagine sociale, dei reportage.

Tanto minimalismo non stona, a patto che lo spettatore conceda la sua attenzione alla vicenda e non cambi canale temendo l’ennesimo servizio di attualità. Sconsigliato vivamente a quanti pretendono un ritmo narrativo sostenuto, da fiction, oppure cercano effetti speciali all’avanguardia. 

Resistanz  è fantascienza, low cost, e gli unici effetti speciali impiegati sono l’intelligenza e l’immaginazione.

 

CUCCUSSETTE VI RINGRAZIA DELLA LETTURA

LA RECENSIONE è STATA EDITA SU TERRE DI CONFINE  https://www.terrediconfine.eu/resistanz/

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