AI CONFINI DELL' UNIVERSO

Ai confini dell’universo ( Once Upon a Time… Space ) conosciuta anche come C’era una volta… lo spazio è una serie animata di fantascienza. E’ stata diretta da prodotta Albert Barillé e realizzata dagli studi di animazione francesi della Procidis e da quelli giapponesi della Eiken nel 1982. Fa parte di un ciclo di serie animate didattiche che include anche C'era una volta l'uomo (Il était une fois... l'Homme, 1978), Siamo fatti così - Esplorando il corpo umano (Il était une fois... la Vie, 1986), Alla scoperta delle Americhe (Il était une fois... les Amériques, 1991), Grandi uomini per grandi idee  (Il était une fois... les Découvreurs, 1994), Imbarchiamoci per un grande viaggio (Il était une fois... les Explorateurs, 1997) e C'era una volta... la Terra (Il était une fois... notre Terre, 2008).
Le varie serie sono composte da ventisei episodi ciascuna, della durata di circa ventiquattro minuti. Tutte sono contraddistinte dalla presenza di personaggi definiti da un tratto ben riconoscibile, che ‘interpretano’ di volta in volta i personaggi e le situazioni necessarie per divulgare biografie di esploratori, inventori, condottieri, uomini di varie epoche. Ci sono due giovani, Pierrot e Psi, il vecchio pelossissimo Maestro, Pierre il padre di Pierrot con il suo amico e sottoposto Maciste, i due avversari Pest e Dwarf… Tutti ricompaiono con ruoli diversi mantenendo però le stesse attitudini, una scelta che rende immediatamente riconoscibili i personaggi buoni o cattivi agli occhi dei bambini, e fa capire agli adulti come l’uomo sia sempre lo stesso, qualsiasi sia l’epoca in cui vive o il tipo di società.
Ai confini dell’Universo si distacca dalle altre serie educative in quanto l’ambientazione è fantascientifica e gli intenti pedagogici devono convivere con la necessaria dose di avventura. Il regista si rivolge ai ragazzi ispirandosi ai classici della fantascienza di esplorazione, in particolare a Star Trek e a Spazio 1999, oppure ai robot di Asimov. Le informazioni divulgative vanno a inserirsi in un world building complesso, un universo che si dispiega poco alla volta e si rivela, per parecchi aspetti, profetico.
Le avventure di Pierrot e Psy sono dinamiche quanto ci si può attendere da un prodotto televisivo che contempla l’azione senza metterla in primo piano, un po’ come avveniva in Spazio 1999. A orientare la scelta non è solo l’annosa questione della censura, le polemiche che accompagnarono l’arrivo sui teleschermi di goldrake e dei robot. Il volersi rivolgere apparentemente ai ragazzi comportava il dover limitare le situazioni drammatiche, minimizzare ogni tensione sessuale, eliminare lessico e situazioni volgari. In Ai confini dell’universo non si vede quasi mai il sangue, ma il dramma c’è tutto: ci sono corpi di astronauti che galleggiano nel vuoto, vittime di una congiura; le armi bloccano gli avversari ma questi fanno spesso una brutta fine, sconfitti dagli eventi stessi in modo atroce; le persone possono venire eliminate e sostituite da sofisticati androidi che comunque sembrano sviluppare un inizio di acerba autocoscienza; se un’astronave viene colpita i detriti si spargono nel cielo buio. La rivalità col dittatore di Cassiopea compare in svariati episodi, e resta uno dei vari filoni narrativi che affiancano le incursioni pseudo storiche o le avventure a tema ecologico. Di fatto, più che sparatorie tra le stelle o nelle terre ostili di pianeti inesplorati, le vicende sono basate sulla collaborazione per sopravvivere a situazioni difficili causate da ostacoli naturali, da incomprensioni culturali, e l’ambientazione è importante quanto i personaggi, se non di più.
La narrazione è più complessa di quanto non sarebbe logico attendersi da un programma per ragazzi, ci sono molti flashback e citazioni della cultura classica, i personaggi possono non essere presenti in ogni episodio e l’epilogo dei singoli episodi quasi sempre rifugge dalle battute comiche che dovevano rassicurare i piccoli. La struttura a trama verticale si alterna con puntate in cui tornano personaggi visti in episodi precedenti, e le conseguenze di eventi passati si affacciano nel presente, condizionando il futuro o restando a livello superficiale, come citazioni di fatti che danno coerenza alla storia senza per questo obbligare lo spettatore a dover ricercare spiegazioni. Solo alcuni episodi richiedono la visione consecutiva, in quanto sono capitoli di una vicenda più complessa. Il lungometraggio La Revanche des humanoides, vettà realizzato proprio unendo gli ultimi episodi della serie, seguendo una tendenza che portava al cinema i maggiori successi televisivi presentando alcune puntare assemblate.
Il team formato dal ragazzo avventuroso, la ragazza di colore con poteri speciali, un burbero ma simpatico scienziato e un buffo robot è ben affiatato sebbene segua un po’ troppo da vicino la formula vista in altri telefilm. Da notare come i personaggi femminili stavolta abbiano davvero rilievo, con la Confederazione retta da una Presidente e Psy vera coprotagonista dotata tra l’altro di un background più interessante di quello di Pierrot.                                                                                                                            Il design dei personaggi è quello che ci si può aspettare da una produzione televisiva europea di inizio anni Ottanta. Il tratto è gradevole, fresco, dotato di una immediatezza che comunque mantiene una sua riconoscibilità autoriale e dà il meglio di sé nella rappresentazione delle città e delle astronavi, finalmente immaginate con proporzioni credibili e con linee che sono un ottimo compromesso tra verosimiglianza e stereotipi del cinema di genere. Le animazioni sono altrettanto semplici, efficaci, a volte naif e a volte capaci di cogliere l’essenza dei personaggi stessi.
Quanto fa la differenza rispetto a produzioni analoghe, animate o live action, è invece la costruzione di quel futuro, l’universo che fa da sfondo alle vicende. La Terra è solo un pianeta tra tanti, ha vissuto il dramma della sovrappopolazione, dell’esaurimento delle risorse, dell’eugenetica portata alle conseguenze più estreme, dell’emigrazione verso mondi lontani e della rinascita guidata dal rispetto dell’ambiente e dall’utilizzo responsabile delle risorse. I protagonisti sono nati in un pianeta parte della Confederazione Omega, formata da undici altre razze aliene senzienti. Anche l’uomo non è più quello che conosciamo, usa fonti rinnovabili, consuma cibi a base di plancton animale e vegetale, e usa le armi soltanto per difendersi quando ogni possibilità di dialogare col nemico o renderlo inoffensivo è fallita. Psi è dotata di poteri telepatici e di precognizione ed esistono androidi indistinguibili da terrestri autentici, oltre a robot. Pierrot e Psi sono impegnati nell’esplorazione di mondi per poter ampliare il numero di pianeti della Confederazione. La pace dell’Universo è minacciata infatti dagli abitanti di Cassiopea, inclusi nell’alleanza ma troppo individualisti e ambiziosi per sottostare alle regole votate dalla maggioranza. Nel corso delle varie avventure Pierrot e Psy sono affiancati dal Maestro, uno scienziato anziano, e dalla sua controparte cibernetica, il robot Metro. Ogni episodio tratta un tema educativo diverso, con qualche informazione divulgata dal logorroico Maestro o rivelata dai protagonisti con qualche battuta esplicativa. Si va dal conoscere il mondo degli insetti a visitare un pianeta abitato da dinosauri, si incontrano personaggi derivati dai miti greci oppure discendenti degli abitanti dell’Atlantide, un mondo è simile a quello precolombiano, un altro è popolato da gente che vive come nella nostra preistoria. A volte il risultato è davvero molto ingenuo, più spesso invece le considerazioni sono profetiche e fanno pensare anche a tanti anni dalla prima trasmissione, perché sfiorano temi filosofici e sociali. Gli effetti dell’inquinamento, la dipendenza dalle macchine, gli spettri dell’eugenetica, il futuro aperto alla fratellanza con mondi diversi, il lento e doloroso cammino delle civiltà verso il progresso sono tutto sommato verosimili e per molti aspetti meno ottimistici di quanto non si creda. Sebbene si sia migliorata nel corso dei secoli l’umanità conserva ancora parecchi dei suoi istinti più bassi. Può non includere nella Federazione civiltà che ancora devono progredire e può venir a sua volta scartata da creature che sono più progredite. E anche se il Cosmo è retto da intelligenze non corporee, alieni che sembrano quasi divinità, l’Uomo e le altre specie devono avanzare promuovendo l’amore universale, la pace, e devono trovare la via con le proprie forze per trascendere la loro natura. Non c’è un salvatore, un profeta che illumina la via, c’è invece la vita di ogni giorno e ci sono le scelte che le creature senzienti possono compiere. Non è un caso se l’epilogo transumanista celebra il libero arbitrio, la fragilità e la grandezza dell’Uomo e delle altre razze aliene. Sono tematiche universali e ancora oggi attuali, capaci di strizzare l’occhio anche ai genitori o agli spettatori adulti.

Cuccussette vi ringrazia della lettura.

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