ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO 2022

 Nel 2022 arrivò nelle sale italiane Altrimenti ci arrabbiamo, remake, reboot o semplice riproposizione attualizzata dell’omonimo film del 1974 che aveva consacrato Bud Spencer e Terence Hill.
I fan cresciuti con i film a base di fagioli e innocui ceffoni della storica coppia protestarono sui social ancora prima di vedere la nuova pellicola dedicata ai loro idoli. La loro rabbia era comprensibile, e almeno in parte condivisibile dopo aver visto il film.
Gli YouNuts!, nickname che riunisce i registi Antonio Usberg e Niccolò Celaia, hanno toccato quello che è a tutti gli effetti un cult. Tanti ragazzi degli anni Settanta e Ottanta sono cresciuti con i film con Bud e Terence, con il loro umorismo tutto fisico che strappava risate senza ricorrere a troppa volgarità e rassicurava. Le colonne sonore di Guido e Maurizio De Angelis, gli Oliver Onions, sono ancora oggi molto famose. Parecchie sequenze sono diventate proverbiali, riproposte in fortunati meme o ispiratrici di gadgetteria nostalgica. Nonostante tutto, il duo è sempre stato snobbato dalla critica impegnata perché in quegli anni c’era il fior fiore della produzione d’autore italiana, con Fellini, Antonioni, Bertolucci ma anche Leone, Monicelli e tanti altri che rendevano il nostro cinema importante a livello mondiale. In confronto a questi giganti, i film del duo erano filmetti modesti, nati dal basso e senza pretese autoriali. Non erano capolavori, era onestissima serie B, eppure avevano un loro mercato e piacevano anche all’estero, tanto da venire anche imitati. Accanto al duo canonico, c’erano i ‘mockbuster’ con Paul Smith (vero nome Anam Eden) e Michael Coby (vero nome Antonio Cantafora), sosia rispettivamente di Bud Spencer e di Terence Hill, doppiati dagli stessi doppiatori impiegati nei film ‘ufficiali’, Glauco Onorato e Pino Locchi. Le pellicole di ispirazione erano simili a prodotti di sottomarca, venivano realizzate alla luce del sole, forse con la benedizione dello stesso team di attori, registi e maestranze che aveva realizzato i capostipiti. A suo tempo furono pochissimi gli spettatori che protestarono, probabilmente gli stessi fan di Bud e Terence si gustavano anche le versioni ‘ordinate su Wish’. Non c’era Internet con i suoi gruppi di appassionati pronti a protestare, o forse quei due modesti cloni potevano risultare divertenti se c’era poco da scegliere. Almeno fino alla metà degli anni Ottanta, l’intrattenimento per teenager e famiglie comprendeva qualche film di animazione Disney riproposto periodicamente, qualche raro e memorabile blockbuster fantasy o di fantascienza, qualche avventura sportiva o natalizia, qualche classico della letteratura per ragazzi, e parecchie commedie stile Pierino e dintorni. Niente videoregistratori, niente internet, sale che distribuivano solo i titoli potenzialmente più redditizi, tanto cinema d’arte con grossi divieti: la combinazione di fattori favoriva sia i film girati con Bud e Terence, sia quelli con i loro sosia. Venivano amati anche se nessuno di questi titoli, originali o imitati, era poi un capolavoro assoluto: era intrattenimento umile e sincero che faceva staccare la spina per un’ora e mezza.
La polemica di oggi verso il film degli YouNuts! sembra davvero sterile, perché spesso viene da persone che probabilmente si sono divertite anche con i cloni e non da raffinati cinefili che sanno motivare il loro disappunto. Oppure da persone che non contestualizzano il tipo di film. Gli haters sembrano schiavi della propria nostalgia, difendono a spada tratta film che considerano significativi perché sono legati a un passato adolescenziale che mitizzano e rimpiangono. Raramente, tra i commenti accesi di cui il web trabocca, ci sono pareri che analizzano e motivano cosa manchi davvero a questo nuovo film, magari il ritmo vivace o le tante trovate, o il riuscire a far ridere con idee originali e semplicissime, o i due attori. Quasi tutti i detrattori attaccano il nuovo film senza neppure averlo visto, per partito preso, perché hanno divinizzato Bud Spencer e Terence Hill e vedono nella pellicola un insulto alla memoria.
Il lavoro degli YouNuts! tra l’altro non è nemmeno un remake o un reboot in senso classico, o un sequel. E’ un omaggio al ricordo che molti spettatori hanno del film origilale. Non si proseguono le avventure di Ben e Kid, il meccanico e il pilota protagonisti del cult, inventando nuove peripezie e rimpiazzando i volti storici con due nuovi ‘cloni’. Si racconta invece una storia quasi identica a quella proposta nel 1974 e la si narra inserendo quante più citazioni possibili dei vari film realizzati dal duo, dalle gag alla musica originale o remixata.
I due amici e rivali Carezza e Sorriso (Edoardo Pesce e Alessandro Roia), sono in perenne lotta contro il Torsillo (Christian De Sica), boss che ha sottratto loro una dune buggy e vuole realizzare una grossa speculazione edilizia scacciando il circo della bella Miriam (Alessandra Mastronardi) dalle terre dove si è stabilito.
In questo intreccio semplicissimo vengono poi inserite gag e scazzottate che ripropongono quelle del film originale oppure le reinterpretano. Quando le sequenze riprendono pari pari quelle storiche, paradossalmente hanno meno verve, e suscitano malinconia. Alcune trovate però sono comunque divertenti, come i fumetti stile video degli 883 che riassumono parte degli eventi, o l’idea di ambientare la storia a Tortuga, in un circo con animali che sembra portarci in un passato mal databile.
Nemmeno si può dire che i nuovi volti recitino male, perché Bud e Terence in fondo se la cavavano grazie al doppiaggio e alla caratterizzazione. O che il nuovo film sia peggio di quello storico. De Sica funziona come villain, i due protagonisti se la cavano, la ragazza è grintosa.
Se non ci fosse stato il vecchio film e si conoscesse solo Altrimenti ci arrabbiamo del 2022, lo si apprezzerebbe, sarebbe un film decoroso, modesto e godibile al pari di tante commedie a basso costo uscite per Netflix o per altre piattaforme. Funzionerebbe se gli accalorati fan evitassero imbarazzanti paragoni e vivessero lo spettacolo come un omaggio al passato, a un certo modo di fare e fruire il cinema che non c’è più e si può solo ricordare come una bella fiaba. Invece hanno trasformato quello che poteva essere un’iniziativa di tipo rievocativo in una guerra tra gli ultras di Bud e Terence contro Pesce e Roia. E’ ovvio che il duo originario è entrato nella cultura popolare, un po’ come Stanlio e Ollio, comici resi famosi dalla loro fisicità e per questa ragione mal sostituibili con sosia. Riproporre la stessa storia con due attori scelti per la loro corporatura crea un mood simile a quello che si trova quando ci sono impersonator. Si tratta di sosia che assomigliano a un vip e fanno in qualche modo le stesse cose che farebbe il personaggio famoso. Magari razionalmente accettiamo il sosia imitatore perché sappiamo che magari l’artista non c’è più e quello che abbiamo davanti agli occhi è un omaggio, o comunque ci è impossibile vederlo dal vivo. Eppure, per quanto gli impersonator possano essere somiglianti e capaci, una parte di noi continuerà a vederli come imitatori e magari ne sarà infastidita. Purtroppo è quanto accade ai poveri Pesce e Roia. Ai fan più accaniti sembrano due controfigure che assomigliano agli originali solo se li guardi da lontano, quasi fossero cosplayer privi di ambizioni agonistiche che si divertono a omaggiare i loro beniamini. E pensare che esiste davvero una coppia di cosplayer diventati virali per delle foto sulle mura di Lucca scattate durante i Comics! I due cosplayer sono stati applauditi perché assomigliano parecchio e sono fan spinti dalla passione, mentre gli impersonator professionisti possono aver scelto di replicare un personaggio solo per calcolo economico, basandosi su somiglianza e sulla potenziale richiesta del personaggio in eventi pagati.
Così il fan cresciuto con i film con Bud Spencer e Terence Hill rifiuta di abbandonarsi alla magia della memoria, vuol rispettare il ricordo dei due simpatici attori e vede nel remake un sacrilegio. Resta il fatto che una pellicola può essere modestissima ed essere allo stesso tempo un cult da conservare e far conoscere senza pretesa di interpretazioni intellettualistiche. Il divertimento che hanno portato i vecchi film di schiaffi e fagioli, la versione nuova non lo dà. E’ come ascoltare un concerto di cover band, ci si diverte solo se non si hanno grosse pretese.    



Cuccussette vi ringrazia della lettura.

Questa recensione è stata edita da questo sito. Se volete adottarla contattate su Facebook Florian Capaldi

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