LA LEGGENDA DI ENYO - serie
La Leggenda Di Enyo è una serie animata del 2009, realizzata interamente in Cgi e creata in collaborazione tra Germania, Australia e Danimarca. Il format usato è quello tipico delle produzioni per preadolescenti ovvero sono ventisei episodi di circa venticinque minuti, per un’unica stagione autoconclusiva.
Sicuramente Enyo è uno spettacolo rivolto soprattutto a ragazzini tra i nove e i dodici anni, lo si capisce da svariate scelte narrative.
L’eroe è un giovane sciamano, i comprimari suoi coetanei, ci sono adulti di riferimento e un animaletto domestico che, per quanto inusuale nell’aspetto, si comporta come le tante mascotte viste in altre opere per ragazzi.
Gli avversari sono grotteschi e impacciati, con un capo crudele e dispotico e due tirapiedi impacciati e goffi oppure stupidi e ridicoli.
La sceneggiatura evita sistematicamente le scene violente nonostante ci siano combattimenti e pericoli di ogni genere, ed elimina la morte nei membri della tribù, rinunciando talvolta a soluzioni narrative che avrebbero giovato di momenti drammatici.
Anche se il target di riferimento è e resta quello dei preadolescenti, tantissime trovate accontentano lo spettatore adulto, anche quello esigente e a caccia di spettacoli inusuali.
Il protagonista è Enyo, un dodicenne dotato di poteri straordinari; è un orfano adottato dalla tribù dei Doodjiesp dopo una razzia di predoni guidati dallo stregone Quag Naga. Chiaramente avere un eroe giovane favorisce i meccanismi di proiezione dei piccoli spettatori, eppure non sappiamo a quanto corrispondano i dodici anni di Enyo in anni terrestri. Enyo e la sua nuova famiglia, così come i predoni, non sono esseri umani ma sono umanoidi dotati di quattro dita a mani e piedi, con tentacoli sulla testa invece dei capelli, grandi occhi privi di sopracciglia e lineamenti che ricordano elfi e piccolo popolo delle leggende. Potrebbero invecchiare molto più velocemente di noi, o vivere per millenni. Vediamo Enyo obbedire o disobbedire al capo tribù, il pragmatico e severo Hunga, però questi comanda con rigore anche altri adulti imponendo la sua autorità. Se un piccolo spettatore accetta Enyo come se fosse un coetaneo senza farsi domande, nell’adulto resta il dubbio che a quella dozzina di anni ne possano corrispondere molti di più nel nostro mondo. In quel caso Enyo sarebbe un adolescente piuttosto che un bambino, e sarebbe soggetto alle leggi del clan in quanto membro di una tribù che sacrifica l’individualità e le scelte personali alla mera sopravvivenza. Da sottolineare come il protagonista sia scritto davvero bene, con dialoghi efficaci e con avventure costruite in modo da mostrare il carattere attraverso scelte e comportamenti. Lo vediamo crescere e prendere coscienza dei suoi poteri, e come questi lo rendono un eletto e allo stesso tempo acuiscono il suo senso di non completa appartenenza alla tribù che lo ha adottato. Enyo può permettersi di sbagliare, salvare la tribù mentendo a creature tanto diverse da lui e sentire di aver perso l’innocenza. Può deludere i suoi amici, e soprattutto può apparire strambo anche agli occhi di una società ristretta e ancorata a miti e leggende ancestrali.
Ha per compagni Agaya e Ito, due altri giovani che lo accompagnano nelle avventure e che sono sviluppati in modo più stereotipato, seppure coerente e funzionale all’avanzamento degli eventi. Loro davvero si comportano come adolescenti umani, privi di poteri straordinari e privi delle responsabilità che impone il divenire un leader spirituale. In una serie di tipo più tradizionale loro sarebbero stati in primo piano e Enyo sarebbe stato la spalla, l’elemento debole del trio.
In considerazione della particolare atmosfera non ci sono momenti sentimentali, che rallenterebbero l’azione e smorzerebbero il sense of wonder. Restano ben saldi il rapporto cameratesco e anche una blanda rivalità tra Agaya e Ito, necessari per dare un minimo di introspezione ai personaggi, in particolare al ragazzo.
I veri protagonisti sono il viaggio con le sue meraviglie, la crescita spirituale del giovane sciamano, la durezza della vita dei nomadi...
Enyo vaga con la sua tribù in cerca della Valle Nascosta, luogo leggendario risparmiato dalla siccità a cui si può accedere soltanto grazie ad un medaglione che lui possiede. Il viaggio è ostacolato dalla scarsità di atua, parola inventata per definire l’acqua, dagli attacchi di Quag Naga e dei suoi scagnozzi, e dai tanti incontri che possono essere pericolosi.
Il racconto ha i suoi punti di forza nello strabiliante lavoro di world building, e nel modo di approcciarsi allo sciamanesimo.
Le vicende si svolgono su un lontano pianeta ormai desertico ma che un tempo forse non lo era, un mondo illuminato da almeno tre lune e dominato da forze primordiali. La tecnologia si limita ad alcuni artefatti del lontano passato, ad alcune armi, per il resto la tribù è nomade, ha tende a cupola che sposta rapidamente e dispone di animali simili a dinosauri che può cavalcare o usare come mezzo per trasportare gli averi. Un bel lavoro è stato fatto anche con le varie creature che popolano il pianeta, vagamente ispirate un vasto immaginario fantasy e fantascientifico. Ci sono elementali della Terra, mostri mutaforma capaci di assumere sembianze Doodjiesp, esseri vermiformi, i Reptalla simili a bruchi dal magico canto, ossidiana magica che visualizza i ricordi di chi la osserva, Creature della Nebbia pronti a imprigionare i viandanti pur di sconfiggere la solitudine, formiche gigantesche e pterodattili…
Lo sciamanesimo viene rivisitato in chiave fantasy però la rappresentazione rimane coerente con la spiritualità ancora praticata in varie parti del mondo, non esclusi tanti riti e tradizioni che hanno convissuto col Cristianesimo, e che ancora oggi sono vivi e partecipati. C’è il coraggio di mettere in scena un culto distante dalla sensibilità degli spettatori occidentali, e attraverso la metafora del fantasy offrirne un ritratto rispettoso, lontano da certe immagini che presuppongono la superiorità delle religioni oggi maggioritarie.
La carovana si sposta nei deserti seguendo le indicazioni dello Sciamano, si ferma per cacciare o raccogliere acqua, o quando ci sono ostacoli da superare. Nessuno dubita della parola del saggio, benché solo chi è dotato di poteri possa percepire dli Spiriti e comunicare con loro. La Natura parla agli Sciamani, che possono chiamare il potere dei vari Spiriti e penetrare in dimensioni parallele tramite stati di trance a volte indotti da speciali piante o riti.
Questi aspetti innovativi sono ancora oggi molto attuali, ad essere invecchiata è semmai l’animazione in 3d. Nel 2009 purtroppo la cgi sembrava la strada verso la modernità, e lo era in linea di principio, in quanto le grandi major Pixar e Disney potevano davvero creare immagini tridimensionali qualitativamente valide quanto quelle ottenute con le vecchie tecniche. Per chi non era Disney, e aveva meno danaro da investire, era tutt’altra faccenda. Rimaneva la voglia di sperimentare e creare, con esiti che facevano spesso rimpiangere i vecchi tempi, il bidimensionale. Nel caso di Enyo il character design è apprezzabile, ha un’estetica molto particolare e a suo modo autoriale, e anche le creature sono sorprendenti. I personaggi sono ben caratterizzati, gli ambienti hanno la giusta atmosfera esotica sospesa tra il vecchio fantasy barbarico e la fantascienza, e ogni immagine è dominata una palette di colori prevalentemente sui toni della terra riarsa dal sole. Quando i personaggi si muovono invece la serie mostra tutti i suoi anni; le innovazioni tecnologiche che si sono susseguite hanno raggiunto ben altri risultati e quanto si vede è almeno in parte datato. Se la sostanza ha importanza quanto e più della forma, Enyo resta una piccola grande opera che non sfigura troppo rispetto alle grandi produzioni internazionali.
Cuccussette vi ringrazia della lettura.
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