CHITTY CHITTY BANG BANG
Ian Fleming (Londra, 1908 – Canterbury, 1964) è stato l’inventore di James Bond 007, l’agente segreto dal fascino irresistibile dotato di gadget ipertecnologici. Alcune delle caratteristiche della più celebre spia si ritrovano anche in Caractacus Pott, protagonista del romanzo dedicato ai più giovani Chitty Chitty Bang Bang, ovviamente rivisitate in modo da risultare appropriate anche per i più giovani.
Caractacus è un inventore di trovate che raramente funzionano; vive vicino a Canterbury con i due figli, i gemelli Jeremy e Jemima, e il padre un po’ svitato. Per accontentare i ragazzi si procura una vecchia auto da corsa e la ripara. Nasce così la Chitty Chitty Bang Bang, chiamata così per il rumore caratteristico che produce. E’ un’auto a dodici cilindri (quattro valvole ciascuno), con un motore sovralimentato che però sembra non dover mai essere rifornito di carburante, con un robusto telaio Mercedes capace di strabilianti trasformazioni. La Chitty Chitty Bang Bang sfreccia veloce nella campagna inglese, può essere condotta anche in acqua, e può volare, e ha una volontà propria. Grazie a una serie di eventi che hanno l’auto per protagonista Caractacus conosce Stella, figlia di un magnate dei dolciumi. La macchina però attira anche le mire del re di Vulgaria, che fa di tutto per averla…
Il romanzo pur rivolgendosi a ragazzi, ha comunque una prosa da letteratura del Novecento, con una costruzione del fraseggio e una ricchezza lessicale lontana dai tanti testi con parole colorate e caratteri tipografici fantasiosi che prosperano nelle librerie. Il film che ne è stato tratto nel 1968 traspone il testo in forma di musical, ereditando suggestioni da Mary Poppins, da Willy Wonka e la Fabbrica di cioccolato, da Pomi d’ottone e manici di scopa. Questi erano titoli che avevano mostrato tutto il potenziale del proporre storie per bambini rendendole gradite anche agli adulti grazie al linguaggio del musical. Ken Hughes diresse la pellicola, la sceneggiò insieme a Roald Dahl, e introdusse numeri danzati e cantati con brani di Richard M. Sherman e Robert B. Sherman.
Il produttore era lo stesso che finanziò i film basati su 007, Albert R. Broccoli, mentre gli attori erano acclamate stelle del musical, con Caractacus Potts affidato al disneyano Dick Van Dyke noto per aver interpretato lo Spazzacamino amico di Mary Poppins, e Sally Ann Howes, attrice di teatro, come Stella Scrumptious.
I numeri per avere successo c’erano tutti, era una storia abbastanza strampalata che piaceva ai bambini di allora e conquistava gli adulti grazie ai balletti e alle canzoni, gli attori erano bravissimi e conosciuti. Le parti cantate e ballate coprivano oltre la metà del minutaggio, che è di 145 minuti, un tempo insolito per l’epoca. Le scenografie, sebbene spesso ricostruite in studio, e i costumi fantasiosi riempivano l’occhio trasportando gli spettatori in un mondo di sogno rassicurante, dove i buoni sono premiati e i cattivi puniti, e l’amore familiare trionfa sempre. Non fu un caso se il film sforò di parecchio i costi previsti inizialmente, ma recuperò al botteghino diventando un piccolo classico...almeno per qualche decennio.
Era il film giusto arrivato al momento giusto, nato sull’onda della moda dei live action Disney pur mantenendo una sua identità tutta britannica. Si dimostrava capace di intrattenere la platea senza sfiorare temi di scottante attualità e nello stesso tempo senza scadere in un prodotto scialbo e privo di valori morali. Visivamente era all’avanguardia come estetica grazie a effetti speciali che per l’epoca erano validissimi, con gli interpreti principali dotati di un fascino casto e genitoriale e un cast di contorno formato da professionisti affermati. Meritatamente ebbe successo…
Quasi sessanta anni sono trascorsi da allora e il tempo ha modificato la sensibilità degli spettatori; a distanza di tanti anni, il fascino della pellicola si è però in parte ridimensionato, e non solo a causa degli effetti speciali artigianali ormai resi desueti dalla grafica digitale.
I personaggi femminili seguono stereotipi di genere che allora erano la norma nelle pellicole per giovani, con protagoniste fragili e materne accanto a uomini forti e capaci. L’amorevole e fantasioso Caractacus Potts è invecchiato meglio della compagna, in quanto pur avendo battute sessiste, pure si dimostra capace di essere un papà perfetto che non rinuncia a sognare e a far sognare i suoi bambini. Tra l’altro la vera madre dei ragazzini è assente fin dall’inizio della vicenda; che fine abbia fatto lo si ignora, nessuna battuta la nomina e in casa non ci sono foto, ritratti o altro che la ricordi. C’è solo nel romanzo, ed è una poveraccia che subisce le stramberie del consorte, ma ovviamente sullo schermo una bella storia d’amore funziona sempre meglio.
Ci sono anche stereotipi etnici oggi inaccettabili, come una battuta orribile del vecchio nonno sui ‘musi neri’, o la rappresentazione grottesca del re di Vulgaria e della sua corte, sorta di parodia a tratti becera della Baviera di Ludwig II. Lo stesso nonno dà un’immagine poco confortante della vecchiaia, alterna momenti di lucidità ad altri in cui crede di andare in Africa o in Alaska e va a chiudersi in una sorta di baracca grande quanto un camerino da prova d’abiti: in pratica si ride delle sue ingenue fantasie.
I balletti sono meravigliosi, con sequenze anche di mezzo minuto di piano sequenza che valorizzano le capacità del protagonista e dei ballerini. Magari oggi sono fuori moda, sostituiti da brevi sequenze montate in modo concitato in modo da permettere anche a chi è solo di bell’aspetto di sembrare chissà che stella della danza, tuttavia sono capolavori per quanti amano il musical. Chitty Chitty Bang Bang dura oltre due ore e mezza e se il musical classico non rientra nelle proprie corde, l’insieme risulta eccessivamente lungo e pesante, anche perché tutta la vicenda è un leggero filo conduttore necessario per legare coreografie e canzoni. Le canzoni riascoltate oggi sono quasi tutte davvero datate, e tranne qualche brano come quello principale, che è stato riproposto anche in chiave steampunk dalla band Abney Park, hanno gorgheggi da operetta e partiture molto distanti da quanto è considerato orecchiabile.
C’è l’espediente di narrare una storia nella storia, con una digressione che è narrata dal fantasioso inventore e accontenta i ragazzini, mostrando i poteri dell’auto e donandole una personalità che ovviamente nella realtà non possiede. Oltre il velo poetico della fantasia c’è la storia di un ragazzo padre che non riesce ad affermarsi professionalmente, che coltiva un amore impossibile fino a quando malgrado tutto si arricchirà e potrà guardare all’amata alla pari, superando il gap socio economico, La trovata delle avventure a Vulgaria dilata i tempi ed è necessaria per creare una vicenda in cui effettivamente qualcosa accade; senza di essa il film sarebbe breve e spoglio, e con essa rischia di diventare eccessivamente lungo. Probabilmente non era possibile trovare un compromesso soddisfacente tra azione adatta ai piccoli e musical per adulti. In alcuni casi un montaggio poco rispettoso e discutibile potrebbe dare ritmo alla pellicola ed eliminare le lungaggini, ma nel grosso delle situazioni i tagli colpirebbero momenti indispensabili al dipanarsi degli eventi.
Se mai un remake verrà fatto, dovrà probabilmente mettere da parte la vocazione canterina per abbracciare toni cupi e steampunk.
L’umorismo c’è, ed è quello che ci si può attendere in una pellicola dedicata ai più piccoli: si ride su stereotipi nazionali un po’ come in Asterix e Obelix, oppure si apprezzano le gag quasi clownesche. E’ comprensibile che abbiano usato questo tipo di comicità, forse feroce ai tempi della Seconda Guerra mondiale e negli anni successivi, tuttavia considerata innocua nel 1968. E’ un tipo di umorismo che funziona ancora oggi, e va forte su platee di famiglie, come dimostrano i successi dell’orsetto Paddington o di Alvin. Convince a pieno i bambini piccoli, gli altri spettatori devono essere adulti consapevoli di assistere a uno spettacolo insieme a bambini o amare la comicità tutta fisica e immediata.
Probabilmente i ragazzi degli anni Sessanta si accontentavano di più, c’era un minor numero di prodotti adatti alle varie età e così succedeva che i piccoli si avventurassero in vicende complesse di cui capivano una minima parte, e preadolescenti si adattassero a divertirsi con produzioni più infantili della loro età. Gli adulti parimenti si stupivano davanti a allestimenti sfarzosi e amavano sognare per un paio d’ore.
Nonostante i limiti evidenti, questa pellicola scalda il cuore, è uno spettacolo che conforta lo spettatore over 50, riportando all’infanzia, o alle atmosfere serene delle feste. Va visto con questo spirito per apprezzarlo a pieno, per dimenticare i difetti che a suo tempo sfuggirono al pubblico ma non ai critici.
Cuccussette vi ringrazia della lettura.
Questa recensione è stata edita su questo sito. Volete adottarla? Contattatemi su Facebook, sono Cuccussette Loris o Florian Capaldi
Crea il tuo sito web con Webador