MASTERS OF THE UNIVERSE live action
Negli anni Ottanta erano il sogno proibito di molti ragazzi: i Masters of the Universe erano muscolose action figures protagoniste di una fortunata omonima serie animata della Filmation. Colorati, dotati di poteri sovrannaturali, nella finzione televisiva vivevano sul pianeta Eternia, divisi in due fazioni che si combattevano per il possesso del pianeta e della Spada del Potere. Il mondo aveva un sapore analogo a quello delle avventure di Flash Gordon o di Guerre Stellari, il world building era un chiassoso ibrido tra la fantascienza con astronavi e il fantasy eroico, con tanto di magia. I buoni risiedevano nel Castello di Grayskull, e tra loro spiccava il Principe Adam, timido e impacciato erede del regno che un giorno trova una spada magica capace di trasformarlo in He-Man, un biondo Ercole dal capello tagliato tipo paggetto, vestito (poco) con perizoma di pelle, stivali e un’imbracatura dal sapore vagamente fetish. I cattivi erano invece radunati nella Cittadella del Serpente; guidati da Skeletor, un altro palestrato dal viso di teschio, in tuta viola completata da un’altra allusiva imbracatura con tanto di cappuccio. C’era stato anche lo spin off di She-Ra, la principessa del Potere, indirizzato a ragazzine ma con l’eroina altrettanto provocante, tutta curve e con i tacchi a spillo e un generoso decolletè.
Naturalmente i ragazzini ignoravano ogni doppio senso sessuale, o almeno dovettero attendere di essere negli anni Novanta per trasformare il procace barbaro e i suoi compagni in icone gay o sessualizzare She-Ra. Fino ad allora, l’ambiguità era rimasta tra le righe, le avventure erano indirizzate ai bambini piccoli, e ogni episodio si concludeva con un messaggio educativo che esortava a essere sinceri, leali, coraggiosi, a seguire gli insegnamenti dei familiari.
Conclusa la serie animata, ci fu lo sfortunato film con Dolph Lundgren e Frank Langella, una pellicola realizzata con troppi limiti imposti dai pochi soldi a disposizione. Seguirono vari tentativi di resuscitare la saga, tra reboot e prequel cambiò il design dei personaggi, cambiò in parte il mondo che faceva da teatro alle gesta del buon He-Man. Fu un’operazione con alterne fortune e un grande dispiegamento di gadget stavolta indirizzati prevalentemente ai collezionisti adulti, cinquantenni che volevano rivivere le emozioni dell’infanzia e prima adolescenza.
Il film di Travis Knight Masters of the Universe del 2026 cerca di mettere d’accordo tutti, coinvolgendo sia i vecchi fan, sia nuovi appassionati. La storia viene narrata nuovamente partendo dalle origini.
Adam è un giovane principe figlio di Re Randor e della Regina Marlena. Vivono a Eternos, la capitale del pianeta Eternia e sembra negato per il maneggio delle armi nonostante gli insegnamenti del capo della Guardia Reale, Duncan, padre adottivo dell’amica Teela. Il malvagio stregone Skeletor attacca la cittadella, fa prigionieri i genitori di Adam. Duncan viene ferito dal mercenario Trap Jaw, e fugge con Teela. La Maga, guardiana del Castello di Grayskull affida a Adam la Spada del Potere, e lo spedisce attraverso un portale nel nostro mondo. Gli anni passano, Adam ha perso la spada e ne è ossessionato. Non si è adattato alla nostra realtà, ricorda con struggimento Eternia, disegna la gente che viveva con lui così come la ricorda e la chiama con nomi ridicoli inventati in base alle caratteristiche fisiche. Quando racconta la sua storia ovviamente viene preso per bugiardo o per pazzo, ed è troppo ingenuo per capire che i terrestri non credono al suo passato. Emarginato dagli uomini e deriso dalle donne, vive con un ambiguo coinquilino e si occupa di risorse umane in una ditta che però lo licenzia in quanto invece di lavorare naviga in rete alla ricerca della spada. Un giorno trova l’arma in un negozio di modellismo e giochi, va a rubarla e viene arrestato, ma proprio mentre lo portano al comando della polizia la città viene attaccata da un mostro. La creatura è Beast Man, ed è giunta sulla Terra su ordine di Skeletor che desidera l’artefatto per diventare immportale in modo definitivo e dominare l’Universo. Per fortuna c’è Teela a recuperare Adam e la spada, portandoli su Eternia, ma il mondo non è più quello rimasto nel cuore al ragazzo nei lunghi quindici anni passati sulla Terra. Duncan è un alcolizzato molesto, i palazzi sono ruderi, Adam stesso viene deriso dai guerrieri sopravvissuti. Deve ritrovare il suo posto in quel mondo, non sa come combattere nonostante la spada possa trasformarlo e rimediare in parte alle inesperienze. Le sue avventure lo porteranno a prendere coscienza del suo potere e del suo ruolo, fino a sconfiggere Skeletor e riportare l’armonia sul pianeta.
Il film reinterpreta con sensibilità moderna quella che è un’ambientazione nata per i giovanissimi e cresciuta con loro. Riprende gli stereotipi resi celebri dal vecchio cartone animato, donandogli un’anima. He-Man non è più un belloccio in perizoma che promette di risolvere ogni guaio con la magia della spada. La sua vicenda è un percorso dell’eroe rivisto e corretto in modo da rinnegare la mascolinità tossica degli eroi d’azione vecchia maniera. Adam infatti non vuole rinunciare alla sua identità confondendosi con i terrestri come avrebbe fatto Clark Kent; sa di essere diverso e cerca aiuto nel posto sbagliato. Il suo raccontarsi è già di per sé un coming out più scioccante dell’ammettere l’omosessualità, o anche del voler adeguare l’aspetto al genere percepito. Si sa che esistono gay e transgender, possiamo essere di vedute più progressiste o conservatrici sull’argomento; accettare che esistano mondi fantasy dove c’è tutto quanto fa belle le fiabe, che basti sollevare al cielo uno spadone e gridare ‘Per il potere di Grayskull’ per trasformarsi in un invincibile energumeno, è decisamente uno sforzo troppo grande. Adam è un uomo fuori posto sulla Terra, e anche quando fa ritorno a Eternia resta inizialmente un paria. Ha il suo riscatto solo quando capisce che il potere è dentro di sé e non servono spadoni o orpelli vari per farlo affiorare, ma solo coraggio e senso di protezione per i propri cari, e allora può anche trasformarsi restando mezzo nudo e piroettando come Sailor Moon.
Anche i consigli di Duncan riflettono questa nuova mentalità. Ci sono i muscoli, ci sono intere sequenze di combattimenti coreografati con grande ritmo, ma soprattutto c’è un nuovo modo di concepire la mascolinità e il potere, meno legati e determinati dalla fisicità e connessi invece con i propri sentimenti, col desiderio di proteggere chi si ama. In questo senso è ‘Uomo’ sia Adam, sia Teela, mentre Skeletor, caricatura della vecchia mascolinità, risulta ridicolo. Si va oltre il semplicistico machismo e si supera l’essere queer, sebbene ci siano accenni più o meno velati anche a queste condizioni, perché la definizione di Uomo e di Guerriero supera classificazioni tanto riduttive. Non sorprende se alcune battute sono abbastanza adulte, come quelle che riguardano Fisto.
Le riflessioni emergono da una trama vivace, ricca di momenti ironici che danno un tono falsamente sciocco alla pellicola. La leggerezza e l’autoironia sono ingredienti necessari, in quanto Eternia è un mondo nato per soddisfare le fantasie dei bambini. Lo sguardo di uno spettatore adulto oscilla tra la nostalgia per la fanciullezza, lo stupore creato dal senso di meraviglia, la consapevolezza che quel pianeta di una dimensione lontana lontana è una collezione improponibile di personaggi esagerati.
Ci sono citazioni dei cartoni animati e del film, con tanto di cameo di Dolph Lundgren nei panni di un bodybuilder esperto che sfotte il novellino Adam in una palestra terrestre, c’è la spada magica lucida come un giocattolo da fiera conservata in una scultura in scala 1 a 1, compare la tigre verde fifona, e le scene finali vedono gli eroi radunati che ridono come in ogni conclusione di episodio.
La resa estetica di ambienti e personaggi è perfetta, propone scene con colori squillanti, paesaggi esotici, elementi indispensabili per riconoscere in quel mondo l’universo conosciuto nei cartoni animati.
Le visioni di He-Man durante il duello decisivo ugualmente riscrivono la storia dell’eroe, con il cattivo di turno che impersona di volta in volta tutte le persone che hanno bullizzato Adam sulla Terra.
In altri casi la nota umoristica è affidata proprio al personaggio che dovrebbe incutere timore. Skeletor è una perfetta caricatura di villain ed è consapevole del suo ruolo: deve essere teatrale e ridicolo, in quanto incarna tutto quanto c’è di negativo nei vecchi stereotipi sia degli eroi che dei loro avversari. Vuole il potere ma non è che Adam rifiuti il ruolo di leader, è misogino e maltratta la maga che ha ai suoi ordini, esibisce la sua risata iconica.
A rendere godibile un insieme tanto particolare, c’è il fatto che apparentemente questo film non si prende mai sul serio, e c’è un bel cast, con personaggi che se non assomigliano perfettamente all’estetica delle action figures, pure ne incarnano il senso. Nicholas Galitzine funziona come giovane Principe Adam detto He-Man, Jared Leto è un divertito Skeletor, Idris Elba ruba la scena nei panni di Duncan / Man-At-Arms, e in generale anche i ruoli minori hanno quel paio di minuti di gloria.
La colonna sonora è poi un piccolo capolavoro, tra le citazioni anni Ottanta (Brian May ha prestato la sua Princes of the Universe) e il doveroso senso epico.
Se c’è qualcosa di sbagliato in questo film è probabilmente lo sfuggire a un target commercialmente valido. I Masters sono poco popolari tra i ragazzini di oggi, distratti come sono da mille altri giocattoli. La pellicola quindi va a rivolgersi a quanti erano piccoli negli anni Ottanta, con citazioni di canzoni, film, operetipiche del periodo e una regia che riprende stilisticamente i cult di allora. E’ una fascia di pubblico che avrebbe anche i soldi per essere tentata dall’acquisto di gadget a tema, tuttavia è limitata come numero di potenziali fan rispetto a una platea multigenerazionale. Forse questo film incasserà poco, ma c’è da sperare che abbia seguiti almeno in televisione. Le premesse per avere uno spettacolo leggero ma non cretino ci sono tutte.
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